PROFILO DI RISCHIO

 

COMPARTO SUPERMERCATI

 

 

 

  1. COMPARTO : SUPERMERCATI

 

  1. CODICI ISTAT (ATECO 91): 52.11.2

 

  1. CODICE ISPESL:

 

 

ZOMA DI RILEVAZIONE

 

  1. NAZIONALE:

 

  1. REGIONALE:

 

  1. PROVINCIALE: CITTA’ DI MILANO

 

  1. USL: ASL CITTA’ DI MILANO

 

  1. ANNO DI RILEVAZIONE: 1993

 

  1. NUMERO ADDETTI: 600

 

9A. IMPIEGATI:

 

9B. OPERAI:  600

 

  1. NUMERO AZIENDE: 34

 

 

  1. STRUTTURA DI RILEVAZIONE: ASL CITTA’ DI MILANO-SPSAL

 

  1. REFERENTE: DOTT.SA SUSANNA CANTONI

 

 

INDIRIZZO: VIA RICORDI, 1

 

CAP: 20131

 

CITTA’ : MILANO

 

PROVINCIA: MILANO

 

TELEFONO: 02/29505431

 

FAX: 02/29505430

 

E-MAIL:

 

 

  1. INFORTUNI: DAL 1986 AL 1991

 

TOTALE : 644              DI CUI MORTALI: NESSUNO

 

  1.  MALATTIE PROFESSIONALI: NESSUNA

 

 

NOTE: GLI INFORTUNI SONO DESCRITTI NELL’ALLEGATO “ANALISI DEL FENOMENO INFORTUNISTICO”

 

 


 

FLOW-CHART

 

Casella di testo: G
CASSE
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


L'INDAGINE SANITARIA

 

I Risultati dell’indagine

 

Premessa

Nel periodo luglio 92 - marzo 93 sono stati sottoposti ad accertamenti sanitari 260 dipendenti di una catena di supermercati.

L'indagine sanitaria ha avuto lo scopo di indagare le condizioni di salute di un campione rappresentativo della popolazione dei lavoratori impiegati nei supermercati.

I lavoratori sono stati sottoposti al seguente protocollo sanitario:

-     visita specialistica di medicina del lavoro, con somministrazione di questionari anamnestici mirati per la patologia cutanea e per la sintomatologia oculare;

-     valutazione clinico-funzionale dell'apparato locomotore.

Sono stati richiesti accertamenti specialistici fisiatrici ed esami radiografici per alcuni soggetti che necessitavano di ulteriori approfondimenti.

Le modalità di invio dei lavoratori (fuori orario di lavoro e su base volontaria) hanno talvolta impedito il completamento degli accertamenti specialistici per la indisponibilità dei soggetti. In questi casi, ove possibile, si sono espresse diagnosi di sospetta patologia con le indicazioni del caso per il medico curante.

 

Descrizione del campione

 

I soggetti visitati erano  impiegati in 10 differenti sedi lavorative nelle quali sono stati visitati tutti i soggetti che rispondevano ai requisiti di selezione.

I criteri di selezione sono stati: anzianità lavorativa di almeno 4 anni ed impiego a tempo pieno.

In Tab. 1 si riporta la suddivisione per sesso.

Ai fini dell'analisi di prevalenza delle patologie osteoarticolari si e' provveduto ad una suddivisione per classi di età decennali, come riportato in Tab.2, in quanto la prevalenza di tali patologie aumenta con l'aumentare dell'età.

L'età media del  campione maschile e di quello  femminile e' risultata analoga (Tab. 3).

I diversi compiti svolti all'interno di un supermercato comportano rischi differenti per la salute; pertanto nell'analisi della distribuzione di alcune patologie i soggetti sono stati suddivisi per compiti lavorativi.

I compiti sono stati aggregati per analogie di rischio.

Si e' differenziato tra chi riferiva di essere addetto esclusivamente alla cassa o alla scaffalatura e tra chi riferiva di alternare al 50% i due compiti. Sono stati aggregati i compiti di confezionamento frutta, macelleria e gastronomia e di macellaio e gastronomo.

I lavori di tipo impiegatizio sono stati raccolti nella voce "altri".

Come si evince dalla Tab. 4 la distribuzione dei maschi e delle femmine non e' uniforme, con i maschi prevalentemente addetti alla scaffalatura, macelleria/gastronomia ed al magazzino e le femmine alla cassa ed ai rimborsi.

 

 

Le patologie clinico-funzionali del rachide

 

Il protocollo di valutazione del rachide prevedeva una raccolta anamnestica mirata ed una valutazione clinico-funzionale; è stata formulata una diagnosi basata su criteri standardizzati di spondiloartropatia (SAP) espressa in tre gradi di crescente gravita', differenziata per i tre tratti della colonna vertebrale.

La differenziazione e' necessaria in quanto i tratti cervicale, dorsale e lombosacrale costituiscono delle entità' funzionali con differente risposta ai  fattori di rischio da postura fissa o da sovraccarico meccanico.

Nelle tabelle successive si riportano la prevalenza percentuale di soggetti che presentano una spondiloartropatia dei vari tratti del rachide suddivisi per sesso, classe di età', raffrontati con i dati relativi a gruppi di controllo non esposti a rischio per il rachide.

Per quanto riguarda i maschi non si apprezzano differenze rispetto ai gruppi controllo per le patologie cervicali, mentre le femmine hanno prevalenze maggiori rispetto ai controlli in tutte le classi di età' (Fig. 1 e 2).

La distribuzione delle SAP cervicali nelle femmine e' stata valutata con il test del  2, risultandone un valore statisticamente significativo (p 0,01).

La Fig. 3 riporta la distribuzione delle SAP cervicali per tipo di lavoro e per classe di eta'.

La prevalenza maggiore di SAP cervicali e' stata rilevata negli addetti ai rimborsi, alla cassa ed a cassa/scaffalatura. Il rilievo e' dovuto alle caratteristiche posturali del compito lavorativo degli addetti alla cassa e cassa/scaffalatura, che comportano posizioni in flessione del rachide cervicale e movimenti ripetitivi degli arti superiori.

Per le rimborsiere, tale patologia e' probabilmente da riferirsi sia al compito lavorativo che alla pregressa anzianità' come cassiera.

Le figure 4 e 5 si riferiscono alle percentuali di diagnosi di SAP dorsali.

Per quanto riguarda i maschi si e' rilevata una situazione di non univoca interpretazione. Infatti nelle classi di età più' giovani (che sono, pero', costituite da pochi soggetti) si riscontra una prevalenza maggiore rispetto al gruppo di controllo, non confermata nelle classi più anziane. Per la classe di eta'  di 16-25 anni non sono disponibili dati di controllo.

Tale condizione sembra riferibile alla possibilità che i soggetti più giovani vengano in primis adibiti ai compiti più gravosi.

Per le femmine si rileva una chiara prevalenza di SAP dorsali maggiore rispetto al controllo, anche in questo caso con una percentuale maggiore nella classe di età 26/35 anni.  Comunque, il test del  2 dà valori statisticamente significativi sia per i maschi che per le femmine (p 0,01).

Esaminando la distribuzione delle patologie per compiti lavorativi (Fig. 6) si rileva come la prevalenza maggiore di SAP dorsali si abbia tra gli addetti alle casse, cassa/scaffali ed ai rimborsi, analogamente al tratto cervicale, e tra gli addetti alla confezione.

Anche in questo caso le modalità di esecuzione del lavoro sembrano responsabili della maggiore percentuale di patologie.

L'analisi delle patologie del tratto lombare presenta un chiaro andamento di prevalenza  superiore al gruppo controllo sia nei maschi che nelle femmine. Tale situazione e' da collegarsi alla sensibilità del tratto lombare alle attività di lavoro che comportano fissità posturale e/o trasferimento di pesi (Fig. 7 e 8).

Anche in questo caso il test del 2 mostra una significativita'  statistica (maschi p = 0,05, femmine p 0,01).

Nella distribuzione per mansione (Fig. 9), si rileva come le percentuali più alte si riscontrino nei compiti a maggiore fissità posturale (cassa e confezione), movimentazione di pesi (scaffalista) e somma delle due condizioni (cassa/scaffalista).

Nella Tab. 5 sono dettagliate le patologie funzionali ed organiche del rachide.

Le patologie organiche sono state diagnosticate sia esaminando la documentazione sanitaria fornita dagli interessati che eseguendo direttamente accertamenti strumentali.

Il dato immediatamente evidente e' che solo il 40,3% dei maschi ed il 26,2% delle femmine non ha alcuna patologia del rachide.

Tale indicazione e' ovviamente molto generale, in quanto e' necessario considerare la differente gravita' delle patologie rilevate, ma e' comunque un indicatore dello stato generale di salute della popolazione.

Tra le patologie riscontrate, vanno rilevati 21 casi (8,1%) di patologie degenerative cervicali di rilevante gravita' (discopatie, artrosi posteriore e delle faccette, uncoartrosi) e 20 casi (7,7%) di patologie degenerative lombari (discopatie, gravi osteofitosi, artrosi posteriore).

Di un certo rilievo il riscontro di 7 casi di ernia discale, in atto o come esito di intervento chirurgico. Nei maschi la prevalenza rilevata e' stata del 3,4%, a fronte di una attesa di 1,5-2% di casi nella popolazione generale (Tab. 6).

Inoltre, la prevalenza di soggetti che hanno avuto lombalgie acute e' risultata elevata.

Il dato relativo alle lombalgie totali (numero di episodi nell'intero arco di vita) ed alle lombalgie negli  ultimi 12 mesi si rileva elevato. I dati della letteratura internazionale riportano una incidenza dell'1,5-2% di episodi di lombalgia negli ultimi 12 mesi, mentre nella popolazione esaminata siamo di fronte ad una incidenza 8-10 volte superiore.

Tale dato e' indicativo di attività lavorative in cui vengono eseguiti trasferimenti di pesi in misura eccessiva.

Il confronto con un gruppo di controllo ha dato valori altamente significativi al test del 2  (p 0).

 

Le patologie dell'arto superiore

 

Relativamente alle patologie dell'arto superiore sono state indagate le espressioni sintomatologiche più caratteristiche.

La prevalenza della sintomatologia cervicobrachialgica (dolore al collo ed alle spalle) (Tab. 7), parestesica (formicolii) (Tab. 8), ipostenica (perdita di forza) (Tab. 9) e dolorosa alla mano (Tab. 10) e' risultata sempre maggiore nelle femmine rispetto ai maschi.

Valutando la distribuzione per compito lavorativo, si rileva come le percentuali maggiori di cervicobrachialgie si riscontrino negli addetti a quei compiti che sono eseguiti a braccia sollevate non supportate (cassa, confezione, rimborsi) (Tab. 11).

Le parestesie sono presenti in un numero rilevante di donne, e le mansioni un cui c'è una maggiore prevalenza si sono rivelate cassa, confezioni e rimborsi (Tab. 12).

La sintomatologia ipostenica è stata riscontrata prevalentemente negli addetti alle casse ed alla macelleria/gastronomia (Tab. 13).

La sintomatologia dolorosa della mano è riferita principalmente dagli addetti al confezionamento (Tab. 14).

Nella Tab. 15 e' riportata la prevalenza delle patologie articolari diagnosticate.

Si rileva una bassa prevalenza di tali patologie. Tale dato è dovuto sia alla bassa frequenza nella popolazione generale di tali patologie, sia alla necessità  di esami strumentali per una corretta diagnosi di tali patologie. Come già riportato in precedenza, non è stato sempre possibile eseguire gli accertamenti necessari a dirimere alcuni dubbi diagnostici, per cui è ragionevole supporre che la prevalenza delle patologie articolari in questo campione possa essere sottostimata.

Nonostante la possibile sottostima, le patologie articolari si sono rivelate un problema rilevante per questa popolazione.

Le patologie dell'arto superiore rilevate sono state raggruppate in una diagnosi di Cumulative Trauma Disorders (CTD), cioè disturbi da trauma ripetitivo .

Le patologie principali considerate sono state: patologia cervicale irradiata, stretto toracico, periartrite scapolo-omerale, epicondilite, epitrocleite, tunnel carpale.

I CTD sono espressione di compiti lavorativi che comportano l'uso ripetuto e continuativo di un segmento dell'arto superiore, quindi si presentano in misura maggiore quanto più' un'azione viene ripetuta in maniera identica e sono aggravati dalla frequenza di esecuzione.

Nel gruppo esaminato si e' riscontrata una prevalenza di CTD dell'11,8% nei maschi e del 24,1% nelle femmine (Tab. 16).

La letteratura internazionale riporta prevalenze dell'1-2% nella popolazione generale, sia nei maschi che nelle femmine.

Il dato riscontrato è quindi fortemente indicativo di un ruolo causale dell'attività lavorativa nella genesi dei CTD.

Questa considerazione è confermata dall'analisi della distribuzione delle patologie per compito lavorativo (Tab. 17).

Infatti i soggetti maggiormente colpiti sono gli addetti al confezionamento, alla cassa ed alla macelleria/gastronomia, cioè coloro che svolgono un compito con impegno notevolmente ripetitivo dell'arto superiore.

 

LE PATOLOGIE CLINICHE GENERALI

 

Le diagnosi generali sono state effettuate, nella maggior parte dei casi, sulla base dei soli rilievi clinici, non essendo stato possibile eseguire accertamenti chimico-biologici o strumentali.

Quando possibile, si è tenuto conto della documentazione sanitaria esibita dai lavoratori.

Non si sono riscontrate evidenze di patologie a carico dei vari organi ed apparati (Tab. 18).

Sono stati analizzati nel dettaglio i casi di dermatite eczematosa alle mani giunti alla nostra osservazione diretta, quindi in soggetti che si sono presentati a visita con patologia in atto (Tab 19).

La maggior parte dei soggetti affetti da dermatite eczematosa è stata riscontrata negli addetti alla scaffalatura, in relazione al contatto con confezioni che possono presentare sulla superficie materiali irritanti o allergizzanti quali, ad esempio, i detersivi.

 

 

LE PATOLOGIE OCULARI

 

Anche per le diagnosi di patologia oculare, ci si è in pratica attenuti solo all'eventuale documentazione sanitaria presentata e si sono rilevati solo casi sporadici di malattie oculari importanti (Tab. 20).

E' stato somministrato un questionario mirato alla rilevazione della sintomatologia oculare il cui insieme costituisce la sindrome astenopica (Tab. 21).

Non sono disponibili dati di controllo relativi a gruppi di soggetti senza impegno visivo, ma la prevalenza della sintomatologia riferita risulta inferiore a quella rilevata in soggetti che svolgono compiti ad elevato impegno visivo, quali gli addetti a videoterminale.

Se però si analizza la distribuzione dei sintomi principali per tipo di lavoro, si possono ottenere ulteriori informazioni.

Il lavoro che presenta un rischio maggiore di sindrome astenopica è quello alla cassa per il passaggio continuo di oggetti in movimento e per le condizioni di illuminazione, essendo le casse posizionate in prossimità delle vetrate esterne.

Sono state perciò confrontate le prevalenze dei vari sintomi tra cassiere, cassiere/scaffaliste ed altri lavori (Tab. 22, 23, 24).

Come si rileva dai dati riportati , per la cassa e per cassa/scaffali, si rileva una prevalenza di patologie sempre nettamente più elevata, attestando la presenza di condizioni di lavoro che, seppur non direttamente patogene, sono causa di maggiore affaticamento oculare.

 

LE IDONEITA’ LAVORATIVE

 

Alcune delle patologie da cui i soggetti visitati sono affetti sono di entità tale da controindicare lo svolgimento del lavoro stesso o di alcuni compiti particolari.

Nella quasi totalità dei casi si tratta di patologie del rachide e delle grandi articolazioni, per le quali può essere invocato un ruolo almeno concausale del tipo di attività lavorativa svolta.

Le controindicazioni, che sono state espresse secondo criteri  pubblicati sulla rivista "La Medicina del Lavoro" (n.5. vol.84, 1993), sono da intendersi nel senso di un maggiore rischio, a lungo termine, di aggravamento delle condizioni di salute a causa dello svolgimento dei compiti identificati come compiti a rischio.

Nelle tabelle 25 e 26 si riporta il numero e la percentuale di soggetti da intendersi non idonei, temporaneamente o permanentemente per il compito lavorativo svolto.

 

CONCLUSIONI

 

Dall'insieme dei dati rilevati si evince come i lavoratori maschi visitati presentino una prevalenza maggiore di spondiloartropatie lombosacrali rispetto ad un gruppo di controllo, mentre le lavoratrici presentano una prevalenza di spondiloartropatie sia cervicali che lombosacrali maggiore del controllo.

I dati relativi al tratto dorsale risultano, invece, di non univoca interpretazione.

I compiti lavorativi dimostratisi più a rischio per il rachide cervicale si sono rivelati i rimborsi, la cassa e la cassa/scaffalatura.

Per il rachide dorsale le mansioni maggiormente a rischio si sono rivelate cassa, cassa/scaffali, rimborsi e confezione.

Relativamente al rachide lombosacrale i compiti più a rischio sono risultati cassa/scaffali, cassa, scaffali e confezione.

Il rischio dovuto alla movimentazione di pesi è inoltre confermato dall'elevata incidenza di lombalgie acute.

E' stata riscontrata una alta prevalenza di "Cumulative Trauma Disorders" legata alla effettuazione di movimenti ripetitivi dell'arto superiore.

Infatti, i lavoratori addetti al confezionamento, alla cassa e alla macelleria e gastronomia sono risultati affetti da tale patologia in misura rilevante.

Altre patologie di interesse sono le dermatiti eczematose alle mani, che colpiscono prevalentemente gli addetti alla scaffalatura.

Come già rilevato, sembra responsabile, in questo caso, il contatto con alcuni materiali, quali ad esempio i detersivi, con potere irritante o allergizzante.

I disturbi da affaticamento visivo colpiscono in misura più rilevante gli addetti alla cassa, presumibilmente in relazione alle caratteristiche di illuminazione dei posti di lavoro ed alla necessita' di osservare oggetti in continuo movimento.

Sono state, inoltre, rilevate un certo numero di patologie controindicanti lo svolgimento di alcuni compiti lavorativi.

Si presenta, quindi, la necessità di trovare una proficua collocazione di questi soggetti nell'ambito delle attività dei supermercati.

 

Dalle considerazioni cliniche effettuate emerge l'opportunità che i lavoratori dei supermercati vengano sottoposti ad una sorveglianza sanitaria periodica, con particolare attenzione alla valutazione delle patologie del rachide e dell'arto superiore (Tab. 27).

Tale sorveglianza sanitaria avrebbe lo scopo di individuare i soggetti affetti da patologie allo  stato iniziale, in modo da permettere una adeguata azione preventiva, ed i soggetti affetti da patologie  conclamate, in modo da adibirli, ove necessario, a compiti lavorativi che non presentino rischi di aggravamento.

Le visite potrebbero avere una periodicità triennale o una periodicità minore in relazione allo stato di salute del lavoratore (Tab. 28).

Risulta necessaria, inoltre, una azione di prevenzione primaria che sia orientata verso una ristrutturazione ergonomica dei posti di lavoro ed una modifica delle modalità di svolgimento dei compiti lavorativi.

Tale ristrutturazione dovrebbe prevedere l'adozione di casse con spazi adeguati e sedili regolabili.

Inoltre sarebbe opportuno introdurre un adeguato regime di alternanza dei compiti lavorativi tale da consentire pause posturali che permettano il recupero fisiologico.

Tale regime di pause è l'unico strumento preventivo immediatamente disponibile per la prevenzione dei "Cumulative Trauma Disorders" ed andrebbe quindi adottato per i compiti di addetto alla cassa, al confezionamento, alla macelleria ed alla gastronomia.

Per quanto riguarda la movimentazione dei pesi risulta necessaria l'adozione e l'uso costante di ausili meccanici al carico e scarico merci, allo stoccaggio in magazzino ed alla scaffalatura.

Va inoltre affrontato, con gli opportuni rilievi tecnici, il problema della illuminazione delle casse.

 Risulterebbe utile la dotazione di guanti leggeri in tessuto traspirante per gli addetti alle operazioni di scaffalatura.

Infine, campagne educative mirate ai lavoratori possono  risultare un utile strumento di prevenzione.

Tali campagne potrebbero strutturarsi in corsi finalizzati alla acquisizione, da parte degli addetti, dei principi di base dell'ergonomia ed all'educazione ed all'addestramento alla movimentazione dei carichi ed alle posture meno sovraccaricanti per il rachide e per gli arti superiori.

 

 


TAB. 11.1 - Soggetti visitati.

 

N.

%

MASCHI

119

45,8

FEMMINE

141

54,2

TOTALI

260

100

 

 

TAB. 11.2 - Distribuzione per classe di eta' e per sesso.

 

TUTTI

MASCHI

FEMMINE

CLASSI DI ETA'

N.

%

N.

%

N.

%

15-25

13

5

10

8,4

3

2,1

26-35

66

25,4

33

27,7

33

23,4

36-45

130

50

50

42

80

56,7

46-55

41

15,8

21

17,6

20

14,2

> 55

10

3,8

5

4,2

5

3,5

 

 

 

 

 

TAB. 11.3 - Eta' media.

SESSO

MEDIA

DS

MASCHI

39,6

8,34

FEMMINE

40,2

7,2

 

 

 

 

 

TAB. 11.4 - Distribuzione per mansione e per sesso.

 

TUTTI

MASCHI

FEMMINE

LAVORI 

N.

%

N.

%

N.

%

CASSA

69

26,5

0

0

69

49,9

SCAFFALATURA

65

25

51

42,9

14

9,9

CASSA E SCAFFALATURA

20

7,7

1

0,8

19

13,5

CONFEZIONAMENTO

(frutta, macelleria, gastronomia)

46

17,7

24

20,2

22

15,6

MACELLERIA/GASTRONOMIA

32

12,3

30

25,2

2

1,4

MAGAZZINO

(operai e magazzinieri)

7

2,71

7

5,9

0

0

RIMBORSI

13

5

0

0

13

9,2

ALTRE

(impiegati, add. vendite, contr. vendite)

8

3,1

6

5

2

1,4

TOTALI

260

 

119

100

141

100

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

TAB. 11.5 - Spondiloartropatie cervicali nei maschi, per classi di eta'

 

 

 

 

TAB. 11.6 - Spondiloartropatie cervicali nelle femmine, per classi di eta'

 

 

 

 

 

TAB. 11.7 - Distribuzione SAP cervicali per lavori e per classe di eta'

 

 

 

 

 

 

TAB. 11.8 - Spondiloartropatie dorsali nei maschi, per classe di eta'

 

 

 

 

 

 

 

TAB. 11.9 - Spondiloartropatie dorsali nelle femmine, per classi di eta'

 

 

 

TAB. 11.10 - Distribuzione SAP dorsali per lavori e per classe di eta'

 

 

 

 

 

 

 

TAB. 11.11 - Spondiloartropatie lombari nei maschi, per classi di eta'

 

 

 

 

 

TAB. 11.12 - Spondiloartropatie lombari nelle femmine, per classi di eta'

 

 

 

 

 

 

 

TAB. 11.13 - Distribuzione SAP lombari per lavori e per classi di eta'

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

TAB. 11.14 - Distribuzione e prevalenza delle patologie al rachide per sesso.

 

MASCHI

FEMMINE

CERVICALE

N.

%

N.

%

SAP I CON DISTURBI DELL'ARTO SUPERIORE

3

2,5

3

2,1

SAP I SENZA IRRADIAZIONE DEI DISTURBI

8

6,7

19

13,4

SAP II CON DISTURBI IRRADIATI

 

 

11

7,8

SAP II SENZA DISTURBI IRRADIATI

7

5,8

18

12,7

SAP III CON DISTURBI IRRADIATI

 

 

3

2,1

SAP III SENZA DISTURBI IRRADIATI

3

2,5

7

4,9

CERVICOBRACHIALGIA LIEVE

7

5,8

15

10,6

MEGAPOFISI TRASVERSA DI C7

 

 

5

3,5

COSTA CERVICALE

 

 

2

1,4

S. KLIPPEL FEIL (SINOSTOSI VERTEBRALE E/O DORSALE)

1

0,8

1

0,7

DISCOPATIA REGRESSIVA UNICA

2

1,7

5

3,5

DISCOPATIA REGRESSIVA MULTIPLA

1

0,8

3

2,1

ARTROSI POSTERIORE E/O DELLE FACCETTE ARTICOLARI

1

0,8

2

1,4

UNCOARTROSI

3

2,5

4

2,8

RIDUZIONE DEI FORAMI DI CONIUGAZIONE

 

 

2

1,4

STRETTO TORACICO LIEVE (SOSPETTO)

 

 

1

0,7

RETROLISTESI

 

 

1

0,7

DORSALE

 

 

 

 

SAP I CON DISTURBI IRRADIATI AL TORACE

1

0,8

 

 

SAP I SENZA IRRADIAZIONE DEI DISTURBI

11

9,2

27

19,1

SAP II SENZA DISTURBI IRRADIATI

3

2,5

11

7,8

SAP III SENZA DISTURBI IRRADIATI

 

 

1

0,7

DORSALGIA

1

0,8

4

2,8

DORSO CURVO STRUTTURATO

7

5,8

2

1,4

CIFOSCOLIOSI

3

2,5

1

0,7

ESITI DI OSTEOCONDROSI GIOVANILE LIEVE

 

 

1

0,7

MALFORMAZIONI VERTEBRALI

1

0,8

 

 

OSTEOFITOSI DIFFUSA AL TRATTO

3

2,5

3

2,1

LOMBOSACRALE

 

 

 

 

SAP I CON DISTURBI IRRADIATI

1

0,8

 

 

SAP I SENZA IRRADIAZIONE DEI DISTURBI

17

14,2

16

11,3

SAP II CON DISTURBI IRRADIATI

3

2,5

7

4,9

SAP II SENZA DISTURBI IRRADIATI

13

10,9

28

19,8

SAP III SENZA DISTURBI IRRADIATI

2

1,7

4

2,8

SAP III CON DISTURBI IRRADIATI CON LASEGUE NEGATIVO

2

1,7

3

2,1

SAP III  CON LASEGUE E/O WASSERMAN POSITIVO

1

0,8

2

1,4

LOMBALGIE LIEVI

6

5,0

10

7,0

DISTENSIBILITA' MUSCOLO-TENDINEA RIDOTTA

8

6,7

4

2,8

IPERLORDOSI STRUTTURATA

1

0,8

3

2,1

L5 AFFOSSATA TRA LE ALI ILIACHE

5

4

6

4,2

MEGAPOFISI TRASVERSA PSEUDOARTICOLATA

2

1,7

1

0,7

RETROLISTESI

3

2,5

2

1,4

DISCOPATIA REGRESSIVA UNICA

1

0,8

5

3,5

DISCOPATIE REGRESSIVE MULTIPLE

 

 

1

0,7

OSTEOFITOSI A PONTE

 

 

1

0,7

OSTEOFITOSI DIFFUSA

6

5

3

2,1

ARTROSI DELLE FACCETTE POST. DEL GIUNTO LOMBOSACR.

1

0,8

2

1,4

PROTRUSIONE DISCALE

2

1,7

 

 

ERNIA DEL DISCO PROTRUSA

 

 

1

0,7

ESITI RIDUZ. CHIRURGICA ERNIA DEL DISCO  CON LAMINECTOMIA

1

0,8

 

 

ESITI RIDUZ. CHIRURGICA ERNIA DEL DISCO

1

0,8

2

1,4

SCOLIOSI LIEVE

11

9,2

18

12,7

LOMBALGIE ACUTE RECIDIVANTI

3

2,5

7

4,8

NESSUNA PATOLOGIA AL RACHIDE

48

40,3

37

26,2

 

 

TAB. 11.15 - Distribuzione ernie del disco e lombalgie acute per sesso.

 

MASCHI

FEMMINE

 

 

N.

%

MIN-MAX

N.

%

MIN-MAX

ERNIA DISCALE

4

3,4

 

3

2,1

 

LOMBALGIE ACUTE TOTALI

39

32,8

1 - 10

34

24,5

1 - 20

LOMBALGIE ACUTE ULTIMO ANNO

12

10,1

1 - 2

16

12,8

1 - 3

 

 

 

 

TAB. 11.16 - Distribuzione delle cervicobrachialgie.

SESSO

NEG.

POS.

 

N.        % 

N.      %

MASCHI

117     98,3

2     1,7

FEMMINE

114     80,9

27     19,1

 

 

 

 

 

TAB. 11.17 - Distribuzione della sintomatologia parestesica arto superiore

SESSO

NEG.

POS.

 

 

N.        % 

N.      %

 

MASCHI

106      89,6

13     10,9

FEMMINE

103      73

38     27

 

 

 

 

TAB. 11.18 - Distribuzione della sintomatologia ipostenica

SESSO

NEG.

POS.

 

 

N.        % 

N.      %

 

MASCHI

114      95,8

5   4,2

FEMMINE

121      85,8

20     14,2

 

 

 

 

 

TAB. 11.19 - Distribuzione della sintomatologia dolorosa della mano

SESSO

NEG.

POS.

 

N.        % 

N.      %

MASCHI

114      95,8

5     4,2

FEMMINE

128      90,8

13      9,2

 

 

 

 

 

 

 

TAB. 11.20 - Distibuzione delle cervicobrachialgie

                    per attività lavorative.

 

NEG.

POS.

LAVORI

   N.       %

    N.      %

CASSA

57      82,6

12     17,4

SCAFFALATURA

60      92,3

5     7,7

CASSA/

SCAFFALATURA

18       90

2      10

CONFEZIONE

 

38     82,6

8   17,4

MACELLERIA/

GASTRONOMIA

32      100

 

MAGAZZINO

 

7        100

 

RIMBORSI

 

11       84,6

2    15,4

ALTRE

 

   8       100

 

 

 

 

 

 

 

TAB. 11.21 - Distribuzione della sintomatologia parestesica

                    per attività lavorative.

 

NEG.

POS

LAVORI

NEG.    %

NEG.    %

CASSA

45     65,2

24      34,8

SCAFFALATURA

56     86,2

9       13,8

CASSA/

SCAFFALATURA

20      100

 

CONFEZIONE

36     78,3

10      21,7

MACELLERIA/

GASTRONOMIA

27     84,4

5        15,6

MAGAZZINO

7      100

 

RIMBORSI

 

10      76,9

3        23,1

ALTRE

 

8       100

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

TAB. 11.22 - Distribuzione della sintomatologia ipostenica

                    per attività lavorative.

 

NEG.

POS.

LAVORI

N.        %

N.         %

CASSA

 57       82,6

12       17,4

SCAFFALATURA

62      95,4

3        4,6

CASSA/

SCAFFALATURA

19         95

1           5

CONFEZIONE

 

42      91,3

4        8,7

MACELLERIA/

GASTRONOMIA

27      84,4

5      15,6

MAGAZZINO

 

7      100

 

RIMBORSI

 

13     100

 

ALTRE

 

8       100

 

 

 

 

 

 

 

 

TAB. 11.23 - Distribuzione della sintomatologia dolorosa

                    alla mano per attività lavorative.

 

NEG.

POS.

LAVORI

N.         %

N.       %

CASSA

65       94,2

4       5,8

SCAFFALATURA

62       95,4

3        4,6

CASSA/

SCAFFALATURA

19          95

1           5

CONFEZIONE

 

37       80,4

9      19,6

MACELLERIA/

GASTRONOMIA

31      96,9

1       3,1

MAGAZZINO

 

7       100

 

RIMBORSI

 

13      100

 

ALTRE

 

8        100

 

 

 

 

 

 

 

TAB. 11.24 - Distribuzione e prevalenza delle patologie articolari (diagnosi).

 

MASCHI

FEMMINE

 

SPALLA DESTRA

N.

%

N.

%

SOSPETTO PERIARTRITE SCAPOLO-OMERALE (ALTERAZ.  FUNZ. LIEVE)

2

1,6

1

0,7

PERIARTRITE SCAPOLO-OMERALE O TENDINEA DEI MM. DELLA CUFFIA (ALTERAZ. FUNZ. IMPORTANTE)

1

0,8

 

 

PERIARTRITE SCAPOLO-OMERALE CALCIFICA (M. DI

DUPLAY)

 

 

3

2,1

GOMITO DESTRO

 

 

 

 

EPICONDILITE

1

0,8

2

1,4

EPITROCLEITE

1

0,8

1

0,7

BORSITE OLECRANICA

 

 

3

2,1

CALCIFICAZIONI PERIARTICOLARI

1

0,8

1

1,4

EPICONDILALGIA SENZA EVIDENTI SEGNI CLINICI

1

0,8

3

2,1

GOMITO SINISTRO

 

 

 

 

EPICONDILITE

1

0,8

 

 

EPICONDILALGIA SENZA EVIDENTI SEGNI CLINICI

 

 

2

 1,4

ALTRE SINDROMI

1

0,8

 

 

POLSO MANO DESTRA

 

 

 

 

SINDROME TUNNEL CARPALE (TEST CLINICI POSITIVI)

 

 

1

0,7

SINDROME TUNNEL CARPALE  GRAVE (CON ALTERAZIONI EMG E/O RX)

 

 

2

1,4

RIZOARTROSI METACARPO FALANGEA

 

 

1

0,7

POLSO MANO SINISTRA

 

 

 

 

ESITI INTERVENTO CHIRURGICO PER S. DEL TUNNEL  CARPALE

1

0,8

1

0,7

RIZOARTROSI METACARPO FALANGEA

 

 

1

0,7

ARTROSI INTERFALANGEA METACARPALE

1

0,8

 

 

COXO-FEMORALE DESTRA

 

 

 

 

COXOARTROSI

1

0,8

2

1,4

DISPLASIA E/O LUSSAZIONE DELL'ANCA

 

 

1

0,7

COXALGIA LIEVE (SENZA COMPROMISSIONE FUNZIONALE)

1

0,8

 

 

COXO-FEMORALE SINISTRA

 

 

 

 

COXOARTROSI

1

0,8

2

1,4

DISPLASIA E/O LUSSAZIONE DELL'ANCA

 

 

1

0,7

ESITI DI INTERVENTO  CHIRURGICO PER LUSSAZIONE DELL'ANCA

 

   

1

0,7

GINOCCHIO DESTRO

 

 

 

 

GONARTROSI

 

 

1

0,7

ARTROSI FEMORO-ROTULEA

 

 

1

0,7

GINOCCHIO SINISTRO

 

 

 

 

GONARTROSI

 

 

1

0,7

GONALGIA LIEVE (SENZA COMPROMISSIONE FUNZIONALE)

1

0,8

 

 

NESSUNA PATOLOGIA ARTICOLARE

107

89,9

121

85,8

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

TAB. 11.25 - Distribuzione dei "Cumulative trauma Disorders" (CTD) per sesso  

    

Neg.

Pos.

SESSO

N.         %

N.         %

MASCHI

105       88,2

14       11,8

FEMMINE

107       75,9

34       24,1

 

 

 

 

 

 

TAB. 11.26 - Distribuzione dei "Cumulative trauma Disorders" (CTD)

                    per attività lavorative.

 

Neg.

Pos.

LAVORI

N.         %

N.         %

CASSA

51      73,9

18       26,1

SCAFFALATURA

60      92,3

5        7,7

CASSIERE

SCAFFALATURA

19      95,0

1        5,0

CONFEZIONAMENTO

31     67,4

15        32,6

MACELLERIA

GASTRONOMIA

25     78,1

7         21,9

MAGAZZINO

6       85,7

1         14,3

RIMBORSI

12      92,3

1           7,7

ALTRE

8     100,0

 

 

 

 

 

 

 

TAB. 11.27 - Distribuzione delle diagnosi cliniche.

 

N.

%

NON PATOLOGIE

152

61,5

PAT. ENDOCRINA

8

3,2

PAT. NEUROLOGICA

4

1,6

PAT. ORECCHIO

6

2,4

PAT. CARDIOVASCOLARI  VARICI VENOSE ARTI INFERIORI

IPERTENSIONE ARTERIOSA

22

8

9

8,9

3,2

3,6

PAT. RESPIRATORIE

5

2

PAT. APPARATO DIGERENTE

17

6,9

PAT. UROGENITALI

4

1,6

PAT. CUTANEE

DERM. ECZEM.

26

15

10,5

6,1

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

TAB. 11.28 - Distribuzione delle dermatiti eczematose

                    per attività lavorative.

 

NO

PRES.

LAVORI

N.        %

N.         %

CASSA

58      93,5

4        6,5

SCAFFALATURA

54      87,1

8      12,9

CASSIERE

SCAFFALATURA

17       100

 

CONFEZIONAMENTO

 

43      95,6

2       4,4

MACELLERIA

GASTRONOMIA

28      96,6

1       3,4

MAGAZZINO

 

7       100

 

RIMBORSI

 

12      100

 

ALTRE

 

8       100

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

TAB. 11.29 - Sintomatologia oculare.

SINTOMATOLOGIA

N.

%

SENSAZIONE DI SECCHEZZA AGLI OCCHI

4

1,6

BRUCIORE AGLI OCCHI

39

15,3

LACRIMAZIONE

22

8,6

FOTOFOBIA

18

7,1

OCCHI AFFATICATI

68

26,7

VISIONE SDOPPIATA

2

0,8

CEFALEA

21

8,23

 

 

 

 

 

 

 

 

 

TAB. 11.30 - Distribuzione del bruciore agli occhi

                    per attività lavorative.

 

ASS.

PRES.

LAVORI

N.        % 

N.        %

ALTRE

147    88,6

19     11,4

CASSIERE

55      79,7

14     20,3

CASS./SCAFF.

12       66,7

6       33,3

 

 

 

 

 

TAB. 11.31 - Distribuzione della lacrimazione

                    per attività lavorative.

 

ASS.

PRES.

LAVORI

N.       %

N.      %

ALTRE

157     94,6

9      5,4

CASSIERE

59       85,5

10     14,5

CASS./SCAFF.

15       83,3

3       16,7

 

 

 

 

 

 

TAB. 11.32 - Distribuzione dell'affaticamento visivo

                    per attività lavorative. 

 

ASS.

PRES.

LAVORI

N.         %

N.       %

ALTRE

136      81,9

30    18,1

CASSIERE

38       55,1

31     44,9

CASS./SCAFF.

11       61,1

7      38,9

 

 

 

 

 

 

TAB. 11.33 - Distribuzione delle cefalee

                     per attività lavorative. 

 

ASS.

PRES.

LAVORI

N.        %

N.       %

ALTRE

158      95,2

8      4,8

CASSIERE

58        84,1

11     15,9

CASS./SCAFF.

16        88,9

2       11,1

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tab. 11.34   -  Soggetti con patologie del rachide comportanti limitazioni

                      dell’attività lavorativa.

 

TUTTI

MASCHI

FEMMINE

 

N.

%

N.

%

N.

%

NON CONTROINDICAZIONI

231

88,8

108

90,8

123

87,2

CONTROINDICAZIONI PERMANENTI - POSSONO ESSERE SOLLEVATI SALTUARIAMENTE CARICHI LIEVI

8

3,1

3

2,5

5

3,5

CONTROINDICAZIONI PERMANENTI - POSSONO ESSERE SOLLEVATI CARICHI LIEVI A RITMI BASSI

9

3,5

3

2,5

6

4,3

CONTROINDICAZIONI TEMPORANEE

12

4,6

5

4,2

7

5,0

TOTALE

260

 

119

 

141

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tab. 11.35 -  Soggetti con patologie agli arti superiori comportanti limitazioni

                    dell’attività lavorativa.

 

TUTTI

MASCHI

FEMMINE

 

 

N.

%

N.

%

N.

%

NON CONTROINDICAZIONI

249

95,8

117

98,3

132

93,6

CONTROINDICAZIONI PERMANENTI

7

2,7

2

1,7

6

4,3

CONTROINDICAZIONI TEMPORANEE

4

1,5

1

0,8

3

2,1

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tab. 11.36 - Programma di sorveglianza sanitaria per gli operatori del SUPERMERCATO.

 

LAVORO SVOLTO

VISITA DI ASSUNZIONE

VISITE PERIODICHE

TRIENNALI

CASSIERA

* VISITA MEDICA GENERALE

* VALUTAZIONE CLINICO-FUNZION.

   DEGLI ARTI SUPERIORI

* VISITA MEDICA GENERALE

   CON ATTENZIONE AGLI APP.:

   - VISIVO

   - CUTANEO

* VALUTAZIONE CLINICO-FUNZION.

   DEL:

   - RACHIDE

   - ARTI SUPERIORI

ADDETTI A

SCAFFALATURA

* VISITA MEDICA GENERALE

* VALUTAZIONE CLINICO-FUNZION.

   DEL:

   - RACHIDE

   - ARTI SUPERIORI

* VISITA MEDICA GENERALE

   CON ATTENZIONE AGLI APP.:

   - VISIVO

   - CUTANEO

* VALUTAZIONE CLINICO-FUNZION.

   DEL:

   - RACHIDE

   - ARTI SUPERIORI

MACELLAI

* VISITA MEDICA GENERALE

* VALUTAZIONE CLINICO-FUNZION.

   DEL:

   - RACHIDE

   - ARTI SUPERIORI

* E.C.G.

* ESAMI PER LA PROFILASSI DELLE

   INFEZIONI ALIMENTARI

* VISITA MEDICA GENERALE

   CON ATTENZIONE ALL'APPARATO

   CARDIO-VASCOLARE

* VALUTAZIONE CLINICO-FUNZION.

   DEL:

   - RACHIDE

   - ARTI SUPERIORI

 

- ADDETTI ALLA

   GASTRONOMIA

- ADDETTI AL

   CONFEZIONAMENTO

* VISITA MEDICA GENERALE

* VALUTAZIONE CLINICO-FUNZION.

   DEGLI ARTI SUPERIORI

* ESAMI PER LA PROFILASSI DELLE

   INFEZIONI ALIMENTARI

* VISITA MEDICA GENERALE

* VALUTAZIONE CLINICO-FUNZION.

   DEL:

   - RACHIDE

   - ARTI SUPERIORI

 

ADDETTI AL

CARICO E SCARICO,

SMISTAMENTO MERCE

E MAGAZZINO

* VISITA MEDICA GENERALE

* VALUTAZIONE CLINICO-FUNZION.

   DEL:

   - RACHIDE

   - ARTI SUPERIORI

* E.C.G

 

* VISITA MEDICA GENERALE

   CON ATTENZIONE ALL'APPARATO

   CARDIO-VASCOLARE

* VALUTAZIONE CLINICO-FUNZION.

   DEL:

   - RACHIDE

   - ARTI SUPERIORI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tab. 11.37 - Sintomi specifici e patologie che richiedono l'invio a visita specialistica di M.d.L.

                    al di fuori della periodicità triennale.

 

ARTI SUPERIORI

DOLORI ARTICOLARI E/O DOLORI MUSCOLARI CONTINUI;

PARESTESIE NOTTURNE FREQUENTI ALLE DITA.

CERVICOBRACHIALGIE PERSISTENTI

 

RACHIDE

LOMBOSACRALE

LOMBOSCIATALGIA PERSISTENTE 

LOMBALGIA ACUTA

APP. CUTANEO

COMPARSA DI MANIFESTAZIONI CUTANEE

ALLE PARTI "SCOPERTE"

APP.

CARDIOCIRCOLATORIO

(SOLO MACELLAI

E ADDETTI A CARICO

E SCARICO)

DISTURBI CARDIOCIRCOLATORI

ALTRE MANIFESTAZIONI

CORRELABILI ALL'ATTIVITA'

LAVORATIVA

AD ESEMPIO:

- STARNUTI A SALVE (NON STAGIONALI)

  O CRISI D'ASMA .. ECC...

  DURANTE IL TURNO DI LAVORO.

- PATOLOGIE CHE POSSONO ESSERE AGGRAVATE

  DAI COMPITI SVOLTI

  O ESSERE INCOMPATIBILI

  CON IL LORO SVOLGIMENTO

 

 

FENOMENO INFORTUNISTICO

 

I dati riportati in questo capitolo sono il risultato di uno studio condotto da alcune Unità Operative di Tutela della Salute nei luoghi di Lavoro di Milano attraverso la lettura sistematica dei registri infortuni che le aziende, in base all'articolo 403 del DPR 547 del 1955, poi modificato dall’art. 4 del Dlvo 626/94, hanno l'obbligo di tenere aggiornati presso le proprie unità produttive.

Avviando questo studio si è inteso da un lato verificare l'incidenza e la gravità del fenomeno infortunistico in un settore finora poco indagato, identificando le più rilevanti tipologie di infortunio allo scopo di formulare adeguati piani di prevenzione, dall'altro lato valutare la applicabilità di una metodologia di lettura sistematica dei registri infortuni gia' utilizzata da altri autori in settori diversi da quello dei supermercati (Di Credico et altri, Arduini et altri).

Tale metodo si è rilevato di semplice applicazione e utilizzabile anche in situazioni con scarse risorse disponibili, come nella maggior parte dei servizi territoriali di prevenzione nei luoghi di lavoro.

 

Lo studio si è basato sull'analisi delle informazioni contenute nel registro infortuni di 34 supermercati alimentari, situati nel Comune di Milano, che occupano globalmente circa 1300 addetti/anno, per un totale di 644 infortuni avvenuti nell'arco di un quinquennio ('86-'90 per 25 supermercati; '87-'91 per gli altri 9). Non sono stati considerati i pochi infortuni trascritti, di durata inferiore ai 3 giorni: la loro registrazione non era infatti sistematica non essendo prevista dalla legge allora vigente.

 

Per il calcolo degli indici di frequenza e di gravità si sono applicati i seguenti indici statistici:

 

a) indice di frequenza (IF): è il rapporto tra numero di infortuni e ore lavorate in un anno

 

 

numero infortuni

IF = ----------------------- x 1.000.0000

numero ore lavorate

 

b) indice di gravità (IG): è il rapporto tra numero di giorni di assenza per infortunio e ore lavorate in un anno

 

numero gg infortunio

IG = ------------------------- x 1000

numero ore lavorate

 

c) durata media (DM): è la media aritmetica delle giornate di lavoro perdute per ogni infortunio

numero gg infortunio

DM = -----------------------

numero infortuni

 

 

Inoltre, per ogni infortunio si sono identificati la lavorazione durante la quale è avvenuto e la modalità di accadimento, in maniera da connotarlo secondo un accoppiamento "tipologia di lavorazione - modalità di accadimento".

 

In tabella 1 si riportano i valori degli indici calcolati sulla base di tutti gli infortuni ammessi allo studio nel periodo di osservazione.

Non si evidenziano differenze statisticamente significative tra i vari indici nei diversi anni presi in considerazione.

 

In figura 2 vengono riportati sotto forma di grafico gli indici di frequenza di alcuni settori lavorativi riferiti al 1989 (Ortolani) confrontati con l'indice di frequenza dello stesso anno riscontrato nel campione oggetto del presente studio

Tale confronto evidenzia una frequenza di infortuni nei 34 supermercati lievemente inferiore a quella del settore alimentare che si attesta tra i settori a più alto indice di frequenza, dopo comparti notoriamente interessati da fenomeni infortunistici gravi, come l'edilizia e il comparto della lavorazione del legno.

 

Ogni infortunio è stato quindi identificato secondo la coppia "lavorazione- modalita' di accadimento".

221 sono le coppie potenziali (17 lavorazioni x 13 modalita' di accadimento); nelle realtà in esame tutti gli infortuni sono descritti da 58 coppie.

Le coppie descrittive di un solo infortunio e quelle caratterizzate da insufficienti informazioni, sono state escluse dall'analisi successiva che si è focalizzata su 34 coppie, descrittive di 587 infortuni (pari al 91% del totale). Le coppie simili per lavorazione e modalità di accadimento (come ad esempio taglio pane, taglio formaggio/ contatto con lama coltello) sono state ulteriormente raggruppate; in tal modo le 34 coppie sono state classificate in 18 tipologie (vedi tabella 3).

 

In base a queste tipologie è stato possibile dividere il 95% dei 587 infortuni presi in considerazione in due grandi classi: gli infortuni connessi alle operazioni di taglio della merce e gli infortuni connessi alla movimentazione; il rimanente 5% degli infortuni è avvenuto durante la pulizia di locali o durante la chiusura di sportelli vari (cassaforti, armadi, celle frigorifere) (figura 4).

 

Le tipologie di infortunio connesse al taglio della merce raggruppano il 46% del totale di infortuni avvenuti nel quinquennio considerato.

Il maggior numero di infortuni è avvenuto nelle operazioni di taglio manuale, con coltello, della carne e di altri alimenti (tipologie A, B, C). In queste tipologie rientrano 157 infortuni pari al 27% del totale; si tratta in genere di infortuni di lieve gravità rappresentati da ferite da taglio localizzate prevalentemente alle mani.

L'utilizzo di affettatrici nel reparto gastronomia e di macchine per la sezionatura di ossa e per la preparazione di cibi in macelleria (tipologie D, E, F), ha determinato 47 infortuni pari al 8% del totale, alcuni dei quali particolarmente gravi.

Diversi infortuni (35 pari al 6% del totale) sono riferiti a ferite da taglio durante la pulizia di affettatrici e di coltelli (tipologia G).

Infine 30 infortuni pari al 5% del totale sono rappresentati da tagli alle mani durante l'apertura di cartoni di merce con il tagliacartone.

 

Nelle operazioni di movimentazione, immagazzinamento, carico e scarico delle merci ed attività connesse si sono avuti 290 infortuni pari al 50% del totale.

Gli infortuni classificati in questo gruppo presentano una durata media piu' elevata rispetto a quelli connessi al taglio della merce; le prognosi più elevate sono dovute al diverso tipo di lesioni riscontrate, soprattutto traumi contusivi e in alcuni casi fratture ossee.

Durante la movimentazione della merce le modalità di accadimento sono da attribuirsi a: caduta di merce addosso ai lavoratori (tipologia M: 56 infortuni pari al 10%), sforzo o movimento incongruo (tipologia P: 24 infortuni pari al 7%), contatto con materiale tagliente, urto contro arredi, schiacciamento, scivolamento (tipologie I, N, Q, O).

Un caso particolare di infortunio appartenente a questo gruppo è rappresentato dalla fuoriuscita dalla propria sede dei ganci a cui sono appesi i quarti di manzo, con lesioni traumatiche sul lavoratore. Ciò avviene per mancanza di sistemi di antiscarrucolamento sulle carrucole di trasporto.

Il 12 % degli infortuni totali si sono verificati per urti, scivolamenti, cadute in piano durante il normale transito nei reparti e la salita-discesa scale da un luogo all'altro dei supermercati (tipologie S,T).

In alcuni casi si sono riscontrati rischi di ustione per la presenza di macchine di confezionamento dei prodotti con piastre a temperature elevate non termostatate.

 

Dal presente studio emerge un rischio di infortuni non trascurabile per frequenza.

 

L'accoppiamento per ogni infortunio della lavorazione e della modalità con cui lo stesso è accaduto ha permesso di raggruppare tutti gli infortuni avvenuti in un quinquennio in poche tipologie.

 

Analizzando le tipologie in cui si ha l'utilizzazione di attrezzi manuali semplici, si può ipotizzare che una buona parte degli infortuni sia attribuibile all'inadeguato utilizzo dei mezzi protettivi individuali:

-durante il taglio della carne nel reparto macelleria non sempre viene indossato il guanto in materiale antitaglio sulla mano che trattiene il pezzo di carne;

-durante le operazioni di disossatura oltre al guanto il lavoratore dovrebbe indossare grembiuli antitaglio;

-anche durante altre operazioni di taglio merce, come ad esempio nella pulizia della verdura oppure nell'apertura di contenitori di cartone con il tagliacartone andrebbero indossati guanti adeguati.

 

Per quel che riguarda gli infortuni avvenuti durante l'utilizzo di macchine, di maggior gravità rispetto ai precedenti, si osserva che le maggiori imputate sono le affettatrici e le macchine per il taglio delle ossa.

Un altro aspetto evidenziato dalla lettura dei registri infortuni è l'elevato numero di eventi dovuti ad urti contro arredi vari: ciò indica una inadeguata predisposizione di attrezzature e arredi e/o una carenza di spazi, elemento comune a molti supermercati della città di Milano a causa delle difficoltà di reperire grandi e idonee aree in strutture preesistenti e degli elevati costi delle aree stesse.

 

I numerosi infortuni da caduta indicano con tutta probabilità pavimenti scivolosi e vie di transito non ben delimitate.

 

Contribuiscono all’accadimento degli infortuni:

a)     problemi legati alla viabilità ed ai flussi delle merci (ubicazione dei differenti locali e delle zone di lavoro, volume della merce movimentata, mezzi utilizzati per movimentare la merce, ingombro dei passaggi, terreno sconnesso e scivoloso, buche)

b)     scarsa illuminazione (ad eccezione della superficie destinata alle vendite, l’illuminazione è sovente insufficiente; a volte le luci non sono opportunamente schermate determinando fenomeni di abbagliamento)

Alla base di alcune tipologie di infortunio, come ad esempio le lesioni da sforzo durante il sollevamento di merce, vi è probabilmente la mancanza di mezzi di sollevamento adeguati a disposizione dei lavoratori.

 

Nei capitoli relativi alle diverse fasi lavorative vengono forniti suggerimenti relativi ai requisiti di sicurezza di alcune macchine ed attrezzature che con maggior frequenza possono essere causa di infortunio oltre che sui mezzi di protezione personale.

Anche per quel che riguarda i requisiti strutturali e i mezzi per la movimentazione dei carichi si rimanda agli appositi capitoli.

 

Bibliografia

 

L. Arduini, F. Brunetti, E. Pavanello, G. Pianosi, P. Porta, V. Valioni: "Analisi del fenomeno infortunistico in fonderie di ghisa e acciaio di seconda fusione"; in atti Convegno su aspetti emergenti dei rischi e della patologia nel settore della metalmeccanica leggera e delle fonderie di seconda fusione, Poggibonsi 15-17 ottobre 1986.

 

L. Della Torre, F. Limonta, F. Valsecchi: "Analisi del fenomeno infortunistico in un salumificio"; La Medicina del Lavoro 1988, 79: 4: 303-311.

 

N. Di Credico, F. Merluzzi, A. Grieco: " Proposta per un metodo di raccolta, di elaborazione e controllo dei dati relativi al fenomeno infortunistico in fabbrica. "; Assessorato alla Sanità della Regione Lombardia-Clinica del Lavoro " L. Devoto " dell' Università di Milano, 1980.

 

G. Ortolani: "Infortuni sul lavoro nelle costruzioni"; in atti del 2^ Convegno Nazionale sicurezza in edilizia - SNOP, Vicenza 24 ottobre 1991.

 

M. Rocher, J.M. Vacheret, B. Vandevyver: "Enquete preliminaire sur les risques d'accidents dans les

Hypermarches et supermarches"; Cahiers des notes documentaires 125, 4, 1986.

 

USL 16 Modena - Usl 19 Vignola Servizi di Medicina Preventiva e Igiene del Lavoro

"Gli infortuni nella lavorazione carni" Quaderno n. 35 - 1990 Regione Emilia-Romagna.  


 

 

Periodo 

'86-'90

1986

1987

1988

1989

1990

1991

Indice di frequenza (IF)

52.0

46.4

52.3

59.1

47.9

50.9

54.7

Indice di gravità (IG)

0.8

0.6

0.8

0.8

0.8

0.7

0.8

Durata media  giorni

 

15

13

14

13

18

14

15

Numero supermercati

 

22

31

31

34

34

34

Ore lavorate

 

12,378,447

1,440,913

2,523,027

2,383,106

2,543,331

2,630,147

857,923

Totale giorni di invalidità temporanea

9,425

881

1,899

1,840

2,135

1,935

722

Numero infortuni

 

644

67

132

141

122

134

47

 

Tabella 1 Indici statistici degli infortuni avvenuti nel periodo '86-'91 in 34 supermercati alimentari.


 

tabella 3- tipologie di infortunio in 34 supermercati alimentari

 

i - tipologie connesse al taglio della merce: carne, salumi, altri alimenti e lavorazioni ausiliarie: pulizia attrezzi

 

lavorazione/modalità

numero infortuni

durata media

a - taglio manuale carne/contatto lama coltello

72

11

b - disossatura prosciutti e carne/contatto lama coltello

35

13

c - taglio salumi, pesce, formaggi, verdure, pane/contatto lama coltello

50

13

d  - uso affettatrice taglio salumi e carne/contatto lama affettatrice

36

9

e - uso macchina per taglio ossa/contatto con lama

8

13

f - preparazione cibi/contatto con macchine

3

38

g – pulendo attrezzi di lavoro taglienti/contatto con lame

35

12

h – aprendo scatole di merce/contatto con lama tagliacartone

30

9

totale tipologia i

269

14

ii - tipologie connesse alla movimentazione della merce per immagazzinamento, 

spostamento, scarico e carico, inscaffalamento e attivita' connesse

 

i - movimentazione merce/contatto con materiale tagliente

27

15

 

l - movimentazione merce/colpito da attrezzi vari

29

10

 

m - movimentazione merce/colpito da merce

56

13

 

n - movimentazione merce/urto contro arredi

18

14

 

o - movimentazione merce/scivolamento

27

26

 

p - movimentazione merce/sforzo o movimento incongruo

44

15

 

q - movimentazione merce/schiacciamento

12

29

 

r - spostandosi/contatto con merce

8

11

 

s - spostandosi/urto contro arredi

12

23

 

t - spostandosi/scivolamento

57

20

 

u – aprendo scatole merce/contatto con materiale tagliente

4

8

 

totale tipologia ii

290

16

 

iii - altre tipologie

 

v _ pulizia arredi/contatto con materiale tagliente

3

5

 

z – chiudendo sportelli/urto contro arredi

13

11

 

w - preparazione cibo/colpito da attrezzi

4

8

 

y - pulizia arredi/urto contro arredi

4

10

 

totale tipologia iii

28

8

 

totale generale

587

14

 

 

 

 

 


 

 

 

Fig. 2 Confronto tra indici di frequenza in alcuni comparti

 produttivi e nel campione in esame (1989)

 


 

Fig. 4 Principali tipologie di infortunio nei supermercati

 

Un caso particolare di infortunio appartenente a questo gruppo è rappresentato dalla fuoriuscita dalla propria sede, dei ganci a cui sono appesi i quarti di manzo, con lesioni traumatiche sul lavoratore. Ciò avviene per mancanza di sistemi di antiscarrucolamento sulle carrucole di trasporto.

In alcuni casi si sono riscontrati rischi di ustione per la presenza di macchine di confezionamento dei prodotti con piastre a temperature elevate non termostatate.

Contribuiscono all’accadimento degli infortuni:

c)     problemi legati alla viabilità ed ai flussi delle merci (ubicazione dei differenti locali e delle zone di lavoro, volume della merce movimentata, mezzi utilizzati per movimentare la merce, ingombro dei passaggi, terreno sconnesso e scivoloso, buche)

d)     scarsa illuminazione (ad eccezione della superficie destinata alle vendite, l’illuminazione è sovente insufficiente; a volte le luci non sono opportunamente schermate determinando fenomeni di abbagliamento)

 

 

5. PREVENZIONE INCENDI

 

 

I “locali adibiti a esposizione e/o vendita all’ingrosso o al dettaglio con superficie lorda superiore a 400 mq comprensiva dei servizi e depositi” sono soggetti al controllo dei Comandi Provinciali dei Vigili del Fuoco (voce 87 del D.M. 16/2/82).

Tale controllo si estrinseca in tre fasi successive:

·      esame e approvazione progetto

·      rilascio del Certificato di Prevenzione Incendi

·      visite periodiche di prevenzione incendi

In assenza di progetto approvato e di Certificato di Prevenzione Incendi l’attività non può essere esercitata.

Negli ultimi anni sono state emanate alcune norme che hanno consentito, e che tuttora consentono, l’esercizio provvisorio dell’attività in presenza di dichiarazioni del titolare dell’attività, corredate da certificazioni di conformità rilasciate da professionisti autorizzati, che attestano la realizzazione delle misure di prevenzione richieste dai Comandi Provinciali dei VVF. Infatti, tali opportunità sono state previste con la legge 818/84, che ha introdotto la possibilità di rilascio di un “Nullaosta provvisorio” (NOP), e sono state ribadite con lo stesso DPR 37/98 che prevede la possibilità di rilascio di una “autorizzazione provvisoria all’esercizio dell’attività”.

 

Per l’esercizio di attività di vendita che vengono svolte in ambienti con superficie lorda inferiore a 400 mq, pur non rientrando tra le attività soggette al controllo diretto dei Comandi Provinciali dei VVF, devono essere adottate le necessarie misure di prevenzione incendi nell’ambito di quanto previsto dal DPR 547/55, dal D.Lgs 626/94 e dal DM 10/3/98.

 

I principali riferimenti legislativi per la prevenzione incendi sono:

 

·      DPR 547/55 - Norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro.

·      DPR 689/59 - Determinazione delle aziende e lavorazioni soggette, ai fini della prevenzione incendi, al preventivo esame e al collaudo del Comando del Corpo dei vigili del fuoco.

·      Legge 966/65 - Disciplina delle tariffe, delle modalità di pagamento e dei compensi al personale del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco per i servizi a pagamento.

·      Circolare n. 75 del 1967 - Criteri di prevenzione incendi per grandi magazzini, empori, ecc.

·      Lettera-Circolare n.5210/4118/4 del 1975 - Chiarimenti riguardanti l’applicazione del punto 97 dell’elenco allegato al Decreto Interministeriale n. 1973 del 27/9/65 - Parziale modifiche alla Circolare n. 75 del 3/7/67. (Nota: il punto 97 del decreto 1973/65 è stato sostituito dal punto 87 del D.M. 16/2/82).

·      DPR 577/82 - Approvazione del regolamento concernente l’espletamento dei servizi di prevenzione e di vigilanza antincendi.

·      DM 16/2/82 - Modificazioni del DM 27/9/65, concernente la determinazione delle attività soggette alle visite di prevenzione incendi. (Nota: ultimo elenco, tuttora in vigore, delle attività soggette al controllo dei Comandi dei VVF)

·      Legge 818/84 - Nullaosta provvisorio per le attività soggette ai controlli di prevenzione incendi.

·      D.Lgs 626/94 - Attuazione delle direttive CEE riguardanti il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori sul luogo di lavoro.

·      DPR 37/98 - Regolamento recante disciplina dei procedimenti relativi alla prevenzione incendi.

·      DM 10/3/98 - Criteri generali di sicurezza antincendio e per la gestione dell’emergenza nei luoghi di lavoro.

 

 

5.1. Valutazione del rischio incendio e classificazione del livello di

        rischio

 

Il DM 10/3/98, emanato in attuazione di quando disposto dall’art. 13 del D.Lgs 626/94, definisce le modalità da seguire per la valutazione del rischio incendio.

In particolare viene stabilito di procedere classificando il livello di rischio incendio (elevato, medio, basso) e vengono, quindi, indicate tutte le misure preventive, protettive e precauzionali di esercizio conseguenti al fine di ridurre il rischio di insorgenza dell’incendio e per garantire la protezione delle persone nel caso si verifichi l’evento.

Seguendo le indicazioni fornite dall’allegato I del DM 10/3/98 i supermercati sono classificabili nel seguente modo:

superficie lorda < 400 mq                                               -           rischio d’incendio basso

superficie lorda > 400 mq                                               -           rischio d’incendio medio

superficie lorda aperta al pubblico > 10.000 mq   -           rischio di incendio elevato

 

Le misure di prevenzione e protezione da adottare sono, pertanto, differenti in funzione della classificazione soprariportata.

 

 

5.2. Misure preventive, protettive e precauzionali

 

1) I grandi empori di vendita non possono essere ubicati in edifici con altezza in gronda superiore a 31 metri e nei quali siano presenti anche alberghi, cliniche, scuole o locali di pubblico spettacolo. Nel caso siano presenti altre attività i locali del supermercato devono avere ingressi, scale e ascensori indipendenti e devono essere separati con strutture resistenti al fuoco dai locali con diversa destinazione.

 

2) Devono essere previste uscite di sicurezza in numero e dimensioni adeguate rispetto al massimo affollamento possibile, calcolato sulla superficie lorda del pavimento.

     Il calcolo dell’affollamento massimo possibile deve essere effettuato in relazione alle

     caratteristiche del supermercato:

 

 

piani interrati e piano terra

piani superiori

uffici/servizi

grandi magazzini e superm. alimentari

0,4 pers./mq

0,2 pers./mq

0,1 pers./mq

ipermercati e centri commerciali

 

0,2 pers./mq

0,05 pers./mq

supermercati e aziende specialistici

0,1 pers./mq

0,05 pers./mq

0,05 pers./mq

supermercati di mobili e di arredi

0,05 pers./mq

0,04 pers./mq

0,05 pers./mq

 

     Sulla base dell’affollamento massimo è, quindi, possibile calcolare il numero e le dimensioni delle uscite con riferimento alla capacità di deflusso di ogni modulo ed alla lunghezza massima delle vie di uscita.

     Per i luoghi a rischio di incendio medio o basso la larghezza complessiva delle uscite di sicurezza deve essere non inferiore a:

 

                                           numero massimo di persone presenti

     larghezza (metri) = -------------------------------------------------- x 0,60

                                                                   50

arrotondato al valore intero superiore.

     La larghezza minima non deve essere inferiore a m. 0,80, per i luoghi a rischio di incendio basso, e non inferiore a m. 1,20 per i luoghi a rischio di incendio medio.

     Nel caso di luoghi classificati a rischio di incendio elevato le capacità di deflusso (numero massimo di persone che possono defluire attraverso una uscita di modulo uno) variano in funzione della localizzazione del piano in esame (piano terra, piani interrati, piani superiori).

 

3) Le uscite di sicurezza devono immettere in “luoghi sicuri”.

 

4) Le uscite di sicurezza devono essere ubicate in modo che siano raggiungibili con percorsi non superiori a:

15 - 30 metri, per aree a rischio di incendio elevato

30 - 45 metri, per aree a rischio di incendio medio

45 - 60 metri, per aree a rischio di incendio basso

 

5) Le uscite di sicurezza e le vie di uscita devono essere chiaramente segnalate e dotate di illuminazione di emergenza.

 

6) La larghezza delle scale non deve essere inferiore alla larghezza delle uscite di emergenza, quando la scala serve un solo piano. Nel caso di scale che servono più piani la loro larghezza deve essere proporzionale all’affollamento massimo previsto in due piani contigui più affollati.

 

7) I depositi ed i magazzini delle merci devono essere separati dai locali di vendita con strutture resistenti al fuoco.

 

8) Devono essere previsti sistema per la rivelazione e l’allarme in caso di incendio.

 

9) Le attrezzature e gli impianti di estinzione degli incendi devono essere installati in relazione alle classi di incendio, al livello di rischio e alle dimensioni del complesso. Nei luoghi di grandi dimensioni e, in generale, nelle aree ad elevato rischio di incendio devono essere installati anche impianti di spegnimento di tipo fisso e ad azionamento automatico.

 

10) I risultati dei controlli e gli interventi di manutenzione degli impianti e delle attrezzature di protezione antincendio devono essere riportati su appositi registri.

 

11) Il titolare della attività deve predisporre un piano di emergenza che contenga le misure organizzative e gestionali da attuare in caso di incendio.

 

12) Il titolare dell’attività deve designare i lavoratori incaricati dell’attuazione delle misure di prevenzione incendi, lotta antincendio e gestione delle emergenze. I lavoratori incaricati devono frequentare uno specifico corso di formazione.

 

 

 

1.      COMPARTO: SUPERMERCATI

2.      FASE DI LAVORAZIONE: ARRIVO E SCARICO MERCI

3.      COD. INAIL: 130

4.      FATTORE DI RISCHIO:

 

RISCHI PER LA SICUREZZA DOVUTI A STRUTTURE, ATTREZZATURE, UTENSILI E MACCHINE;

 

RISCHI IGIENICO AMBIENTALI DOVUTI AD AGENTI FISICI E CHIMICI

 

RISCHI TRASVERSALI O ORGANIZZATIVI DOVUTI ALLA ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO E A FATTORI ERGONOMICI

 

5.      CODICE DI RISCHIO

 

6.      N. ADDETTI: 600

 

 


Capitolo 1 – “La fase di lavorazione”

 

La merce arriva trasportata da camion e viene scaricata dagli operatori del supermercato addetti anche ad altre fasi del ciclo lavorativo.

A seconda della struttura e delle dimensioni dei supermercati l’operazione di scarico può avvenire mediante una “ribalta”, o una “pedana” in ferro (in alcuni casi spostata manualmente), su cui vengono spinti i carrelli carichi di merce, o, in assenza di ribalta, mediante “transpallets” e carrelli elevatori.

Lo scarico e il trasporto della carne, fatta eccezione per quei pochi negozi in cui viene immessa direttamente in cella, si effettua assieme alle altre merci e la cella frigorifera viene raggiunta attraversando il magazzino; la carne viene appesa mediante appositi ganci in ferro su guide metalliche, fissate alla soffittatura, su cui viene fatta scorrere manualmente.

 


Capitolo 2 – “Le attrezzature e le macchine”

 

·        Carrelli elevatori

·        Transpallet elettrici

·        Transpallet manuali

·        Pedana mobile

·        Paranco e guidovia

·        Roll trainer

 

Tutte le attrezzature in uso, ad esclusione delle pedane, dei transpallet manuali e dei roll trainer, sono soggette al DPR 459/94 (Direttiva Macchine). Pertanto le apparecchiature acquistate dopo il 21/9/96 dovranno essere conformi ai requisiti essenziali di sicurezza previsti nell’allegato I della norma sopra citata.

Tale conformità deve essere attestata mediante marcatura CE e dichiarazione di conformità.

Le attrezzature in uso ed in particolare le attrezzature manuali presentano in genere carenze di tipo manutentivo.

 


Capitolo 3 – “Il fattore di rischio”

 

Rischi per la sicurezza dovuti alle caratteristiche delle aree di lavoro, alla organizzazione del lavoro ed alle caratteristiche delle attrezzature, degli utensili e delle macchine utilizzate:

·        Rischi di caduta di merce addosso ai lavoratori (un caso particolare di infortunio connesso a questa tipologia di rischio è rappresentato dalla fuoriuscita dalla propria sede dei ganci a cui sono appesi i quarti di manzo, con lesioni traumatiche sui lavoratori)

·        Rischi di movimenti incongrui o sforzi fisici eccessivi

·        Rischi di contatto con materiale tagliente

·        Rischi di urto contro arredi

·        Rischi di caduta per scivolamento

·        Rischi di caduta dall’alto (dalla ribalta, da automezzi)

·        Rischio di incendio

 

Rischi igienico-ambientali dovuti ad agenti fisici e chimici:

·        Rischi da agenti fisici dovuti all’esposizione a condizioni microclimatiche e climatiche disagevoli

·        Rischi da inalazione di gas di scarico degli automezzi

 

Rischi trasversali o organizzativi dovuti alle caratteristiche dell’attività lavorativa e dell’organizzazione del lavoro:

·        Rischi legati alla movimentazione manuale dei carichi

·        Rischi legati alla insufficienza di spazi con inadeguata viabilità e difficoltà di movimentazione della merce

·        Rischi da sovraccarico biomeccanico degli arti superiori

 

Per la stima dei rischi per la sicurezza si rimanda al capitolo generale sull’andamento del fenomeno infortunistico. Non si è proceduto alla analisi specifica dei rischi per la sicurezza di questa fase in quanto gli addetti allo scarico merci intervengono direttamente anche in altre fasi del ciclo lavorativo (immagazzinamento, preparazione carni, preparazione frutta e verdura, vendita assistita, preparazione scaffali).

L’analisi degli infortuni è stata effettuata utilizzando i registri infortuni di 34 supermercati, dal 1986 al 1990.

Per la descrizione del rischio di incendio si rimanda alla relazione allegata “Prevenzione incendi”.

 

I rischi legati  a condizioni microclimatiche disagevoli sono essenzialmente dovuti al fatto che lo scarico della merce avviene in prossimità di ribalte o in locali non difesi dagli agenti climatici esterni, esponendo i lavoratori nella stagione invernale a temperature più basse e nella stagione estiva a temperature più elevate dei limiti consentiti per un benessere termico.

L’entità di questi rischi è difficilmente quantificabile essendo in relazione alle variazioni metereologiche, alle zone geografiche ed alle caratteristiche strutturali delle aree (scarico all’aperto, locali condizionati o non).

 

I rischi chimici sono legati alla emissione di gas di scarico degli automezzi generalmente dotati di motori diesel.

Il gas di scarico tipico di un motore diesel contiene il monossido di carbonio (CO) con concentrazioni di circa 0.1% ed idrocarburi (HC) (circa 700 ppm) derivanti dal combustibile non bruciato o prodotti di parziale ossidazione.

Può essere presente anidride solforosa dovuta alla combustione dei composti organici dello zolfo presenti nel gasolio. Il gas di scarico di un motore diesel può contenere fino a 0.5 gr/mc di materiale particellare che diventa molto visibile come fumo nero.

La temperatura di combustione nei motori è sufficientemente elevata per causare la formazione di ossidi di azoto (Nox); fino a 4000 ppm di ossidi di azoto possono essere presenti nei gas di scarico.

L’odore caratteristico e sgradevole dei motori diesel è dovuto alla presenza di composti ossigenati (aldeidi, acroleina, etc.) prodotti dalla parziale ossidazione di alcune frazioni di combustibile.

 

Stima del rischio da movimentazione di carichi

I vincoli strutturali e l’ubicazione dei supermercati cittadini, in genere privi di ampie aree ad uso privato e di ampi locali per un primo stoccaggio della merce, e situati presso strade ad alta viabilità, rappresentano elementi di aggravamento delle necessità di movimentazione manuale. Spesso infatti manca una ribalta di scarico e i bancali di merce in arrivo vengono introdotti all’interno dell’esercizio mediante transpallets manuali con l’ausilio di apposite pedane di adattamento del suolo che vengono posizionate e rimosse ad ogni “arrivo” di merce al fine di evitare ingombro permanente alla viabilità.

Le operazioni a rischio comprendono sia azioni di sollevamento manuale che di traino di carichi.

Per la valutazione del rischio da sollevamento di carichi è stata utilizzata la formula del NIOSH.

Per quanto riguarda il traino sono stati presi a riferimento i limiti proposti da “The Ergonomics Group – Health and Enviroment Laboratoires – Eastman Kodak Company: 22.5 Kg all’inizio del traino, 18 Kg nel mantenimento della corsa, 36 Kg all’arresto; utile appare anche il confronto con le tabelle di SNOOK e CIRIELLO (1991).

Le principali operazioni a rischio, individuate nella fase lavorativa in esame, sono le seguenti:

-        posizionamento rampa o pedana

-        traino di bancali mediante transpallets manuali

-        spostamento di roll-trainers, muniti di rotelle, a spinta

In questa fase lavorativa le azioni di traino e spinta avvengono spesso con superamento di dislivelli e/o irregolarità della pavimentazione di varia natura: rampe e/o pedane di accesso all’interno dell’esercizio, passaggio all’interno del montacarichi per scendere al piano interrato …Elementi generali importanti, nella valutazione del rischio nelle azioni di traino e spinta, in tutte le fasi lavorative, sono poi costituiti da: condizioni di manutenzione delle rotelle dei roll-trainers, spesso riscontrate molto carenti, tipologie di percorsi da effettuare, non solo in relazione alle lunghezze, bensì anche alle tortuosità dei percorsi, condizionanti spesso manovre plurime per la ristrettezza degli spazi. 

Rischio da sollevamento: valutazione secondo NIOSH

Posizionamento della rampa: struttura in metallo del peso di  120 Kg. circa sollevata da due operatori ( 60 Kg./cad.).

Applicando la formula si ottiene un peso limite raccomandato (PR)=6.6Kg ( I.R. di 18 !)

Posizionamento della pedana: struttura in metallo del peso di 70 Kg. circa trasportata da due persone ( 35 Kg./cad.).

      Applicando la formula si ottiene un peso limite raccomandato (PR) =7.33 Kg. (I.R.= 9 )

Rischio da traino: dalle valutazioni effettuate e dal confronto coi valori di riferimento è emerso quanto segue:

-        Traino dei roll-trainers a spinta: transito del carrello di circa 100 Kg. su  rampa con angolo di 8°.

La forza misurata con il dinamometro è stata di circa 20-25 Kg.(avviamento).

I.R. > 1

 

Stima dei rischi dovuti alla insufficienza di spazi

Spesso nelle zone di scarico delle merci non vi è netta separazione tra le aree adibite allo stoccaggio temporaneo e le aree da dedicare al passaggio di mezzi e uomini; ciò determina spazi assai ristretti con difficoltà alla movimentazione della merce.

 

Stima del rischio da sovraccarico meccanico degli arti superiori

La presenza di carichi con maniglie inadeguate o sprovvisti di maniglie determina difficoltà di prensione da parte degli addetti allo scarico delle merci con conseguente sovraccarico delle strutture della mano.


Capitolo 4 – “Il danno atteso”

 

·        Contusioni, distorsioni, fratture, ferite da taglio, da punta e lacero-contuse, schiacciamenti.

·        Ipotetici danni da agenti fisici e chimici.

·        Patologie a carico dell’apparato muscoloscheletrico, con particolare riferimento al rachide e degli arti superiori, da movimentazione manuale dei carichi e da sovraccarico biomeccanico.

 

Relazione sui danni rilevati

 

L’andamento del fenomeno infortunistico è descritto nel capitolo già citato con riferimento all’intero comparto lavorativo.

 

Anche se non risultano dati specifici in letteratura è ipotizzabile la possibile insorgenza di patologie a carico delle alte e basse vie respiratorie e dell’apparato osteoartromuscolare conseguenti all’esposizione a condizioni microclimatiche e climatiche disagevoli e/o ai gas di scarico degli automezzi.

 

Per quanto riguarda i danni derivanti dalla movimentazione manuale dei carichi e dal sovraccarico meccanico degli arti superiori si veda il capitolo “Indagine sanitaria”.

I dati in esso riportati si riferiscono all’intero gruppo dei lavoratori dei supermercati e comprendono tutte le fasi del ciclo lavorativo, non essendo gli stessi scorporabili per singola fase in quanto i medesimi lavoratori possono ruotare nelle diverse fasi in modo variabile. Gli operatori addetti stabilmente ad una singola fase costituivano, nel campione preso in considerazione nelle nostre indagini, un numero troppo piccolo per consentire elaborazioni statistico-epidemiologiche.

Il disagio psicologico derivante dall’organizzazione del lavoro ed in particolare da attività monotone e ripetitive non è stato valutato nel corso delle nostre indagini.

 


Capitolo 5 – “Gli interventi”

 

La prevenzione dei rischi per la sicurezza dei lavoratori deve prevedere varie fasi operative che incidano sull’organizzazione globale “dell’immagazzinamento” ed in particolare:

·        Immagazzinamento delle merci secondo peso e forma delle stesse

·        Costituzione di bancali di altezza adeguata

·        Adeguati ausili per la movimentazione delle merci

·        Percorsi adeguatamente segnalati e differenziati per persone e mezzi

·        Sufficienti spazi per la movimentazione della merce

·        Idonei DPI (guanti, calzature) e informazione e formazione del personale sul loro utilizzo

Nel caso dello scarico delle merci è indispensabile predisporre adeguate banchine e piattaforme livellatrici dove gli autocarri possano accostarsi agevolmente; in questi casi è opportuno adottare respingenti o fermi.

Va ricordato che gli imballi, non presentando adeguati mezzi di prensione, scivolano facilmente dalle mani e, soprattutto i più pesanti, possono essere causa di gravi infortuni agli arti inferiori (schiacciamento delle dita, etc..). L'uso di scarpe antinfortunistiche per questo tipo di attività è difficilmente accettato dal lavoratore che preferisce, invece, indossare scarpe comode e leggere. Resta inteso che comunque, qualora il rischio residuo non sia completamente eliminabile, dovranno essere fornite idonee scarpe di protezione e dovrà essere effettuato anche un controllo circa l’effettivo utilizzo di questi DPI. La migliore soluzione sarebbe quella di modificare i sistemi di imballaggio della merce attualmente adottati facilitando la presa del carico.

Si è osservato che quasi abitualmente i bancali vengono stoccati nel magazzino uno sopra l'altro: ciò risulta inadeguato e pericoloso.

Il magazzino va dotato di opportuna scaffalatura in modo tale che ogni bancale possa essere appoggiato adeguatamente sugli appositi ripiani.

Si consiglia di stoccare al piano più basso i bancali con la merce per cui è previsto piking manuale, ai piani alti i bancali da prelevare per intero. 

Per lo stivaggio di bancali in quota, utile e sicuro è l'utilizzo del carrello elettrico dotato di cabina che si eleva, insieme alle forche, al piano di prelievo del pallet: la visibilità dell'operatore risulterà ottimale in ogni fase di lavoro.

La carne, una volta scaricata dagli autocarri, viene immagazzinata nelle celle frigorifere. In quelle più moderne, il sistema di ganci a cui vengono appesi i quarti è controllato elettricamente. I binari devono essere dotati di sistemi che evitino lo scarrucolamento dei ganci.

 

Miglioramento delle condizioni microclimatiche

A volte la banchina di scarico degli autocarri è ricavata in corrispondenza del muro perimetrale del magazzino. In questi casi per evitare che un elevato volume di aria ambiente fuoriesca durante le operazioni di scarico, con peggioramento del microclima, si installano apposite quinte di tela gommata che chiudono i lati dell’apertura.

Nel caso di scarico all’esterno, è necessario dotare i lavoratori, nella stagione invernale, di appositi DPI (giubbotti) per difenderli da condizioni climatiche avverse.

 

 

Riduzione rischi da emissioni automezzi

Alcune norme comportamentali contribuiscono a ridurre l’emissione degli automezzi in arrivo: tenere il motore acceso il minimo indispensabile, non effettuare accelerate inutili.

Vi sono poi misure strutturali e tecniche indispensabili per abbattere ulteriormente le concentrazioni degli inquinanti.

Importanti sono le caratteristiche dell’ambiente in cui arrivano gli automezzi, che deve essere sufficiente spazioso onde favorire un’adeguata ventilazione e maggior facilità di manovra. In alcuni casi può essere necessario un convogliamento dei fumi di scarico oltre il tetto del fabbricato attraverso appositi tubi aspiranti.

Ultimamente un certo miglioramento delle emissioni ai gas di scarico lo si è avuto grazie alla catalizzazione degli automezzi.

 

Riduzione del rischio da movimentazione manuale dei carichi

Per ridurre lo sforzo fisico nelle operazioni di traino manuale è necessario che:

* la superficie del pavimento sia levigata e non presenti irregolarità;

* vengano utilizzate ruote di diametro adeguato: di norma, tanto maggiore è il diametro, tanto minore è la forza richiesta;

* sia effettuata una periodica manutenzione delle ruote ( sia dei cuscinetti che del rivestimento esterno). Utile la preparazione di veri e propri piani periodici di programmazione degli interventi manutentivi;

* se si utilizzano carrelli manuali il peso trainato non superi i 230 Kg. La distanza massima del percorso e' di 16 m. per i carrelli a tre ruote, e di 33 m per quelli a quattro ruote;

* se si utilizzano transpallet manuali, il peso trainato non superi i 680 Kg. La distanza massima consigliata è di 33 m.

* non vengano superati i limiti superiori della forza orizzontale necessaria per avviare (22,5 Kg), mantenere (18 Kg), e arrestare (36 Kg) un carrello manuale.

E' necessario progettare le modalità di stoccaggio nei magazzini sia per la prevenzione dei danni all'apparato locomotore nei lavoratori, sia per problemi di sicurezza.

Riguardo al primo punto occorre stoccare i pallets pieni appena scaricati dai camion, non a terra ma preferibilmente su apposita scaffalatura posta ad una altezza di 60-65 cm dal piano di calpestio ( altezza nocche ).

E' consigliabile richiedere ai fornitori di non stoccare sui bancali la merce per una altezza superiore ai 70-80 cm: ciò consentirà all'operatore, una volta immagazzinato il bancale ad altezza nocche, di prelevare i pacchi più alti ad altezza inferiore a quella delle spalle (135-140 cm). Se si consente all'operatore di effettuare il sollevamento del carico entro queste due altezze (min. 65, max 135), saranno evitate inutili e dannose flessioni del tronco consentendo, inoltre , senza subire danno, il sollevamento di carichi di peso superiore ai 5-6 Kg. consentiti dal NIOSH se si effettua sollevamento del carico in posizione incongrua.

I bancali di prelievo su cui vengono caricati i pacchi devono essere regolabili in altezza: ciò consentirà all'operatore non solo di effettuare il prelievo del pacco, ma anche di depositarlo, mantenendo la schiena sostanzialmente eretta.

Quando si solleva la confezione, dalla zona di stoccaggio per deporla sul bancale, evitare di ruotare solo il tronco (torsione), ma effettuare il movimento utilizzando gli arti inferiori.

Per evitare di spostare il carico ruotando di 180°, si può posizionare il transpallet in modo che l'operatore riduca il suo spostamento a 90°.

Per quanto riguarda i pesi unitari delle confezioni è bene che essi non superino i 20-25 Kg.

Le confezioni che per la loro dimensione o forma non consentano di essere facilmente maneggiate (es. sacchi) devono essere sollevate (specie se di peso superiore ai 20 Kg.) sempre da due operatori.

In generale le misure massime raccomandate per un contenitore di imballaggio sono di 51 cm di lunghezza, 36 cm di profondità e 15 cm di altezza.

Aumentando la misure occorre ridurre il peso in esso contenuto.

In generale il sollevamento e trasferimento di carichi di peso inferiore ai 10 Kg., richiedono solo alcune semplici cautele progettuali organizzative: il maneggiare frequentemente pesi intorno ai 20-25 Kg. può essere consentito solo in presenza di una rigorosa progettazione ergonomica del posto di lavoro (assenza di flessotorsione del tronco, peso vicinissimo al corpo, ritmi estremamente bassi): si consiglia pertanto di richiedere ai fornitori merci in confezioni unitarie di peso possibilmente uguale o inferiore ai 10 Kg.

 

Riduzione dei rischi dovuti alla insufficienza di spazi

Le aree adibite allo scarico delle merci, dove avviene anche un loro deposito temporaneo, devono avere spazi delimitati ben distinti dalle zone di viabilità dei mezzi e degli uomini, in modo tale che vengano recuperati spazi sufficienti ad un’agevole movimentazione dei carichi.

 

Riduzione dei rischi da sovraccarico meccanico degli arti superiori

La prensione continua di oggetti e/o il trasporto di carichi con maniglia di dimensioni incongrue, possono risultare dannosi per la struttura della mano. Può essere utile, anche se non completamente risolutivo, attuare i seguenti suggerimenti:

* evitare di trasportare, per percorsi superiori a pochi metri, pesi (dotati di maniglie) maggiori di 10 Kg. con una sola mano: per percorsi superiori servirsi di carrelli;

* trasportare pesi dotati di maniglia molto stretta può essere dannoso per la struttura della mano. Le maniglie delle latte andrebbero munite di adeguata impugnatura già al momento della loro fabbricazione;

* potrebbe risultare utile dotare i lavoratori di guanti con incorporato manicotto protettivo incorporato nel palmo, da adottare quando si sollevano oggetti con maniglie di diametro troppo piccolo; occorre però verificare preventivamente che tale soluzione non diminuisca l’efficacia della presa;

* per il trasporto di cassette (es. cassette frutta) è bene che anch'esse siano dotate di idonea maniglia;

* la prensione a palmo in giù' (es. lattine senza maniglia) se utilizzata frequentemente e' pericolosa: infatti è scarsamente vantaggioso per le strutture della mano perché fa lavorare quasi esclusivamente i piccoli muscoli intrinseci delle dita. Conservando questa modalità di sollevamento, per non affaticare le strutture della mano, non dovrebbero essere ripetutamente trasportati oggetti di peso superiori al 1/2 Kg! (da Ergonomic Design for people at work -cap.20-vol.2- Eastman Kodak Company).

E' dunque preferibile:

-  trascinare l'oggetto il più possibile vicino all'imballaggio, senza sollevarlo;

- se e' dotato di maniglia far presa su di essa nel sollevarlo;

- se non è dotato di maniglia, sollevarlo, fin quanto è possibile, con due mani.

 


Capitolo 6 – “Appalto a ditte esterne”

 

Nel campione di aziende da noi esaminate tutte le lavorazioni di questa fase vengono svolte da personale dipendente del supermercato, con varie tipologie contrattuali anche (part-time, tempo determinato, etc.), senza l’utilizzo di appalti esterni.

 


Capitolo 7 – “Riferimenti legislativi”

 

·        D.P.R. 547/55 – Norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro

·        D.P.R. 303/56 – Norme generali per l’igiene del lavoro

·        D.Lgs. 277/91 – Attuazione delle direttive n. 80/1107/CEE, n. 82/605/CEE, n. 83/477/CEE, n. 86/188/CEE e n. 88/642/CEE, in materia di protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da esposizione da agenti chimici, fisici e biologici durante il lavoro, a norma dell’art. 7 della legge 30 luglio 1990 n. 212

·        D.Lgs. 626/94 e successive modifiche, in attuazione delle direttive n. 89/391/CEE, n. 89/654/CEE, n. 89/655/CEE, n. 89/656/CEE, n. 90/269/CEE, n. 90/270/CEE, n. 90/394/CEE e n. 90/679/CEE riguardanti il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori sul luogo di lavoro

·        D.Lgs. 475/92 – Attuazione della direttiva n. 89/686/CEE del Consiglio del 21/12/1989, in materia di riavvicinamento delle legislazioni degli stati membri relative ai dispositivi di protezione individuale

·        D.P.R. 459/96 – Regolamento per l’attuazione delle direttive n.89/392/CEE, n. 91/368/CEE, n. 93/44/CEE e 93//68/CEE concernenti il riavvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative alle macchine

·        D.Lgs 155/97 – Attuazione delle direttive 93/43/CEE e 96/3/CEE concernenti l’igiene dei prodotti alimentari

·        D.Lgs. 156/97 – Attuazione della direttiva 93/99/CEE concernente misure supplementari in merito al controllo ufficiale dei prodotti alimentari

·        Regolamenti comunali di igiene ed edilizi

 

Norme di buona tecnica e linee guida

 

·        Linee guida di applicazione del D.Lgs 626/94 a cura del Coordinamento delle Regioni e delle Province Autonome- Ottobre 1996

·        NIOSH “Work practices guide for manual lifting”, NIOSH technical report, n. 81-122 U.S., 1981

 

 

1.      COMPARTO: SUPERMERCATI

 

2.      FASE DI LAVORAZIONE: IMMAGAZZINAMENTO

 

3.      COD. INAIL: 130

 

4.      FATTORE DI RISCHIO:

 

RISCHI PER LA SICUREZZA DOVUTI A STRUTTURE, ATTREZZATURE, UTENSILI E MACCHINE;

 

RISCHI IGIENICO AMBIENTALI DOVUTI AD AGENTI FISICI

 

RISCHI TRASVERSALI O ORGANIZZATIVI DOVUTI ALLA ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO E A FATTORI ERGONOMICI

 

5.      CODICE DI RISCHIO

 

6.      N. ADDETTI: 600

 

 

 


Capitolo 1 – “La fase di lavorazione”

 

Le merci scaricate vengono smistate, trasportate e immagazzinate nei diversi reparti o aree del supermercato:

-        aree per la preparazione alla vendita (toelettatura carni, preparazione gastronomica, doratura prodotti da forno, preincarto prodotti ortofrutticoli)

-        celle frigorifere (merce deperibile)

-        magazzino (merce non deperibile)

Nell’area ricevimento merce viene lasciata la merce di immediata rivendita, per poter rapidamente reintegrare i prodotti esauriti nel punto di vendita.

I prodotti confezionati (scatolame, bottiglie, latte, etc.) sono in parte immagazzinati ed in parte messi direttamente in vendita.

I prodotti surgelati e il pesce sottovuoto, se il supermercato non è provvisto di cella frigorifera, vengono immediatamente posti nelle celle frigorifere per surgelati del reparto vendita.

Altri alimenti deperibili vanno direttamente alle celle frigorifere (carni, frutta e verdura).

 


Capitolo 2 – “Le attrezzature e le macchine”

 

·        Carrelli elevatori

·        Transpallet elettrici

·        Transpallet manuali

·        Paranco e guidovia

·        Roll trainer

·        Taglierini manuali per il disimballo

·        Pressacartone

 

Tutte le attrezzature in uso, ad esclusione delle pedane, dei transpallet manuali e dei roll trainer, sono soggette al DPR 459/94 (Direttiva Macchine). Pertanto le apparecchiature acquistate dopo il 21/9/96 dovranno essere conformi ai requisiti essenziali di sicurezza previsti nell’allegato I della norma sopra citata.

Tale conformità deve essere attestata mediante marcatura CE e dichiarazione di conformità.

Le attrezzature in uso ed in particolare le attrezzature manuali presentano in genere carenze di tipo manutentivo.

 

 


Capitolo 3 – “Il fattore di rischio”

 

Rischi per la sicurezza dovuti alle caratteristiche delle aree di lavoro, alla organizzazione del lavoro ed alle caratteristiche delle attrezzature, degli utensili e delle macchine utilizzate:

·        Rischi di caduta di merce addosso ai lavoratori (un caso particolare di infortunio appartenente a questo gruppo è rappresentato dalla fuoriuscita dalla propria sede dei ganci a cui sono appesi i quarti di manzo, con lesioni traumatiche sul lavoratori)

·        Rischi di movimenti incongrui o sforzi fisici eccessivi

·        Rischi di contatto con materiale tagliente

·        Rischi di urto contro arredi

·        Rischi di caduta per scivolamento

·        Rischi di taglio alle mani per l’utilizzo di taglierini

·        Rischi di caduta dall’alto nelle fasi di immagazzinamento nei livelli superiori degli scaffali

·        Rischi da schiacciamento, cesoiamento per contatto con elementi mobili delle macchine e delle attrezzature

·        Rischio elettrico per contatto con apparecchiature alimentate elettricamente

·        Rischio di incendio

 

Rischi igienico-ambientali dovuti ad agenti fisici:

·        Rischi da agenti fisici dovuti all’esposizione a condizioni microclimatiche disagevoli.

 

Rischi trasversali o organizzativi dovuti alle caratteristiche dell’attività lavorativa e dell’organizzazione del lavoro:

·        Rischi legati alla movimentazione manuale dei carichi

·        Rischi legati alla insufficienza di spazi con inadeguata viabilità e difficoltà di movimentazione della merce

·        Rischi da sovraccarico biomeccanico degli arti superiori

 

Per la stima dei rischi per la sicurezza si rimanda al capitolo generale sull’andamento del fenomeno infortunistico. Non si è proceduto alla analisi specifica dei rischi per la sicurezza di questa fase in quanto gli addetti all’immagazzinamento intervengono direttamente anche in altre fasi del ciclo lavorativo (scarico merci, preparazione carni, preparazione frutta e verdura, vendita assistita, preparazione scaffali).

L’analisi degli infortuni è stata effettuata utilizzando i registri infortuni di 34 supermercati, dal 1986 al 1990.

Per la descrizione del rischio di incendio si rimanda alla relazione allegata “Prevenzione incendi”.

 

I rischi legati a condizioni microclimatiche disagevoli derivano dal fatto che in tutti i supermercati sono installati impianti di condizionamento in quanto sono indispensabili, oltre che per garantire condizioni microclimatiche di benessere per i clienti, anche per le caratteristiche stesse delle strutture edilizie utilizzate dai supermercati (ambienti molto ampi sprovvisti di regolari rapporti aeroilluminanti). I rischi per la salute dei lavoratori sono legati al malfunzionamento degli impianti per inadeguata progettazione e/o manutenzione. Le situazioni più frequentemente riscontrabili sono:

-        sottodimensionamento dell’impianto rispetto al numero di persone presenti, con numero di ricambi d’aria insufficienti

-        prese d’aria esterne troppo lontane dal gruppo aspirante con perdite di carico significative

-        posizionamento della griglia di ripresa dell’aria esterna errata (vicino a fonti di inquinamento) con contaminazione dell’aria nell’ambiente di lavoro

-        presenza di squilibri nella distribuzione dell’aria attraverso le bocchette di mandata o gli anemostati, creati da zone a bassa temperatura per l’esposizione di surgelati o cibi freschi e dalle aspirazioni di reparti specifici come la rosticceria e la distribuzione del pesce fresco.

-        cattiva manutenzione e pulizia dell’impianto con possibile immissione nell’ambiente di inquinanti chimici e/o biologici. Si rammenta che la carente pulizia degli impianti può favorire la proliferazione di microrganismi nelle batterie di umidificazione.

 

Stima del rischio da movimentazione di carichi

Lo stoccaggio della merce non deperibile (bevande, scatolame vario, ecc. ) e il suo successivo trasferimento nell’area di rivendita può comportare la necessità di rimuovere completamente la merce dai bancali e roll-trainers in arrivo, per poi predisporre nuovi carrelli e procedere a ulteriori bancalizzazioni per il rifornimento dell’area rivendita. Le ragioni di tali necessità di movimentazione sono da attribuirsi sia a vincoli di spazi disponibili che al fatto che dai magazzini centrali la merce ordinata non arriva bancalizzata per genere, bensì con disposizioni casuali che tengono conto di peso e volume, con la necessità quindi di sbancalizzare per la scelta dei colli che servono al momento.

Consuete operazioni svolte durante questa fase lavorativa, sono le seguenti:

-        Traino dei bancali in arrivo mediante transpallets manuali

-        Sbancalamento scatolame

-        Sbancalamento cartoni

-        Sbancalamento confezioni bottiglie acqua

-        Traino su rampa in muratura di bancali con transpallets manuali.

-        Traino su rampa in muratura di roll-trainers acque minerali

-        Traino su rampa metallica di bancali con transpallet manuali

-        Posizionamento in cella merce deperibile

-        Aggancio carcassa mezze di manzo alla catena di traino

Da precisare che le operazioni di traino su rampe in muratura si rendono necessarie a causa di spazi ridotti e spesso non corrispondenti alle necessità anche sul piano strutturale. Elementi generali importanti nella valutazione del rischio da traino e spinta in tutte le fasi lavorative sono costituiti da: condizioni di manutenzione delle rotelle dei roll-trainers, spesso riscontrate molto carenti, tipologie di percorsi da effettuare, non solo in relazione alle lunghezze, bensì anche alle tortuosità dei percorsi, condizionanti spesso manovre plurime a causa della ristrettezza degli spazi.

Rischio da sollevamento: valutazione secondo NIOSH

- Sbancalamento scatolame: avviene da posizione iniziale che  varia da un minimo di 15 cm fino a 195 cm da terra con  riposizionamento su carrelli o carrellini aventi il piano posto a   20 - 50 cm da terra e con una dislocazione angolare di 90 gradi.

Il peso dello scatolame oscilla da 7 - 20 Kg. con box per lo  più privi di prese o maniglie     

Applicando la formula si ottengono pesi limite raccomandati (PR) di circa  1 Kg. (IR>3)

- Sbancalamento cartoni : avviene da posizione iniziale che varia  da un minimo di 30 cm fino a 150 cm da terra con riposizionamento su   carrelli o carrellini aventi il piano posto a 20 - 50 cm da terra, con dislocazione angolare di 180 gradi e con frequenze  superiori ai 15 sollevamenti al minuto.

Il peso del cartone varia da pochi chili fino a 20 Kg. con box  non ottimali e privi di prese o maniglie.

Applicando la formula si giudica non idoneo il lavoro come  viene svolto attualmente per l'alta frequenza degli atti/min.  perchè il ritmo dei sollevamenti è superiore a 12-15 volte al  minuto.

- Sbancalamento confezioni bottiglie acqua : avviene da posizione  iniziale che varia da un minimo di 47 cm fino a 110 cm da  terra,con riposizionamento su carrello avente ripiani posti  da 20 cm a 155 cm, con dislocazione angolare di 90 gradi e con frequenze superiori ai 15 sollevamenti al minuto.

Il peso dei contenitori varia da 9 a 12 Kg. con box ottimali e  in assenza di prese o maniglie.

Applicando la formula il lavoro risulta non idoneo per l'alta  frequenza degli atti/min.

- Aggancio carcassa mezze di manzo: la carcassa, del peso di 70-100 Kg viene appesa al gancio della catena di traino, con presa ad altezza di circa 150 cm da terra.

In tutte le operazioni di sollevamento qui analizzate sì è evidenziato un notevole superamento dei limiti NIOSH  consigliati: ciò è dovuto principalmente alle posizione di sollevamento a schiena flessa, alle torsioni del tronco, agli  elevati ritmi. Particolarmente a rischio risultano pertanto la colonna lombare e il cingolo scapolo-omerale.

Rischio da traino

Nelle operazioni di traino dei bancali in arrivo su transpallets  manuale, il maggior sforzo sostenuto dagli operatori consiste  nel "trattenere" il carico lungo una rampa inclinata e nel  mantenere, evitando che caschino, i vari pacchi, eccessivamente  accumulati sul bancale. Dalle valutazioni effettuate e dal confronto coi limiti di riferimeno è emerso qunto segue:

- Traino su rampa in muratura con transpallet manuale: la forza misurata col dinamometro per  lo spostamento mediante  transpallet manuale di un bancale del peso di circa 700 Kg. è  stata di 38 Kg. (braccio 86 cm, inclinazione al traino 42°).

La componente orizzontale è = 38.2 Kg. (lim.consigliato 22.5  Kg). IR>1

La componente verticale è = 25 Kg.

- Traino su rampa in muratura di carrello acque minerali a  spinta, di circa 500 Kg, in  transito su rampa di 3° :  la forza  misurata con  il dinamometro è stata di 25-30 Kg  (avviamento) con punte di 40 Kg per il riallineamento delle  rotelle girevoli. Limite consigliato: 22.5 Kg (IR>1)

- Traino su rampa metallica mediante transpallet manuale :  la forza misurata con il dinamometro per lo spostamento,  mediante transpallet manuale,  di un bancale del peso di circa  500 Kg è stata di 40 Kg.(braccio 78 cm, inclinazione al traino  35°).

La componente orizzontale è = 32.7 Kg. (lim.consigliato 22.5  Kg.) IR >1

La componente verticale è = 22.9 Kg.

- Posizionamento in cella della merce deperibile: trattasi del posizionamento in cella di frutta e verdura che avviene attraverso operazioni di traino e spinta di transpallets manuali e del posizionamento di carni e pesce che avviene o all’interno di cassette di vario peso, a volte anche bancalizzate con relative operazioni di traino-spinta ed eventuale parziale sbancalizzazione in cella, oppure attraverso l’aggancio delle mezze di bovino ai ganci della catena di traino.

Tutti i valori di forza di traino misurati, risultano superiori ai limiti consigliati : questo comporta alto rischio per l'apparato locomotore per gli operatori addetti (schiena, arti superiori).

 

Stima dei rischi dovuti alla insufficienza di spazi

Spesso nelle zone di immagazzinamento delle merci non vi è netta separazione tra le aree adibite allo stoccaggio e le aree da dedicare al passaggio di mezzi e uomini; ciò determina spazi assai ristretti con difficoltà alla movimentazione della merce.

 

Stima del rischio da sovraccarico meccanico degli arti superiori

La presenza di carichi con maniglie inadeguate o sprovvisti di maniglie determina difficoltà di prensione da parte degli addetti allo scarico delle merci con conseguente sovraccarico delle strutture della mano.

 


Capitolo 4 – “Il danno atteso”

 

·        Contusioni, distorsioni, fratture, ferite da taglio, da punta e lacero-contuse, schiacciamenti, folgorazioni e ustioni da corrente elettrica.

·        Ipotetici danni dovuti a condizioni microclimatiche disagevoli.

·        Patologie a carico dell’apparato muscoloscheletrico, con particolare riferimento al rachide degli arti superiori, da movimentazione manuale dei carichi e da sovraccarico biomeccanico.

 

 

Relazione sui danni rilevati

 

L’andamento del fenomeno infortunistico è descritto nel capitolo già citato con riferimento all’intero comparto lavorativo.

 

Anche se non risultano dati specifici in letteratura è ipotizzabile la possibile insorgenza di patologie a carico delle alte e basse vie respiratorie e dell’apparato osteoartromuscolare conseguenti all’esposizione a condizioni microclimatiche disagevoli.

 

Per quanto riguarda i danni derivanti dalla movimentazione manuale dei carichi e dal sovraccarico meccanico degli arti superiori si veda il capitolo “Indagine sanitaria”.

I dati in esso riportati si riferiscono all’intero gruppo dei lavoratori dei supermercati e comprendono tutte le fasi del ciclo lavorativo, non essendo gli stessi scorporabili per singola fase in quanto i medesimi lavoratori possono ruotare nelle diverse fasi in modo variabile. Gli operatori addetti stabilmente ad una singola fase costituivano, nel campione preso in considerazione nelle nostre indagini, un numero troppo piccolo per consentire elaborazioni statistico-epidemiologiche.

Il disagio psicologico derivante dall’organizzazione del lavoro ed in particolare da attività monotone e ripetitive non è stato valutato nel corso delle nostre indagini.

 


Capitolo 5 – “Gli interventi”

 

La prevenzione dei rischi per la sicurezza dei lavoratori deve prevedere varie fasi operative che incidano sull’organizzazione globale “dell’immagazzinamento” ed in particolare:

·        Immagazzinamento delle merci secondo peso e forma delle stesse

·        Costituzione di bancali di altezza adeguata

·        Adeguati ausili per la movimentazione delle merci

·        Percorsi adeguatamente segnalati e differenziati per persone e mezzi

·        Sufficienti spazi per la movimentazione della merce

·        Idonei DPI (guanti, calzature) e informazione e formazione del personale sul loro utilizzo

Va ricordato che gli imballi, non presentando adeguati mezzi di prensione, scivolano facilmente dalle mani e, soprattutto i più pesanti, possono essere causa di gravi infortuni agli arti inferiori (schiacciamento delle dita, etc..). L'uso di scarpe antinfortunistiche per questo tipo di attività è difficilmente accettato dal lavoratore che preferisce, invece, indossare scarpe comode e leggere. Resta inteso che comunque, qualora il rischio residuo non sia completamente eliminabile, dovranno essere fornite idonee scarpe di protezione e dovrà essere effettuato anche un controllo circa l’effettivo utilizzo di questi DPI. La migliore soluzione sarebbe quella di modificare i sistemi di imballaggio della merce attualmente adottati facilitando la presa del carico.

Si è osservato che quasi abitualmente i bancali vengono stoccati nel magazzino uno sopra l'altro: ciò risulta inadeguato e pericoloso.

Il magazzino va dotato di opportuna scaffalatura in modo tale che ogni bancale possa essere appoggiato adeguatamente sugli appositi ripiani.

Si consiglia di stoccare al piano più basso i bancali con la merce per cui è previsto piking manuale, ai piani alti i bancali da prelevare per intero. 

Per lo stivaggio di bancali in quota, utile e sicuro è l'utilizzo del carrello elettrico dotato di cabina che si eleva, insieme alle forche, al piano di prelievo del pallet: la visibilità dell'operatore risulterà ottimale in ogni fase di lavoro.

In questo reparto vengono utilizzate macchine pressacartoni che generalmente sono dotate di tutti i dispositivi di sicurezza necessari ad evitare che le mani od altre parti del corpo degli addetti siano offese dagli organi mobili lavoratori.

 

Miglioramento delle condizioni microclimatiche

Un’adeguata progettazione e manutenzione degli impianti di condizionamento è essenziale per garantire un benessere termico dei lavoratori. Di seguito vengono descritti alcuni interventi ritenuti necessari.

Aria primaria e bocchette di ripresa:

*L'immissione di aria primaria deve perlomeno garantire un apporto pari a 30 mc/ora per persona considerando l'affollamento massimo prevedibile. Questo dato deve essere verificato in condizioni di normale esercizio dell'impianto.

*Il numero di ricambi (volumi ambiente/ora) può essere contenuto, anche se è comunque opportuno prevedere almeno 1-2 ricambi/ora.

*Le bocchette di ripresa devono essere posizionate in zone distanti da sorgenti inquinanti ad un’ altezza di almeno m. 6 dai piani stradali dove vi e' circolazione di autoveicoli.

*I filtri installati devono garantire una efficienza elevata per evitare l'accumulo di piccole particelle nelle canalizzazioni. E' opportuno verificare inoltre l'idoneità della tenuta nella zona di posizionamento dei filtri per evitare il passaggio diretto dell'aria nella zona di distribuzione.

*In sede di controllo dell'impianto l'ispezione visiva all'interno delle canalizzazioni può comportare, in diversi casi, la necessita' di prescrivere una pulizia straordinaria interna.

*In caso di non funzionamento degli impianti non deve essere consentita la normale attività negli ambienti.

-Temperatura e velocità dell'aria:

*La temperatura nelle zone di lavoro deve essere conforme ai limiti raccomandati per il benessere termico (indici PMV e PPD) in relazione al dispendio energetico ed alla resistenza termica del vestiario. L'umidità relativa deve essere compresa tra 40 e 60 %

*Non devono essere presenti disomogeneità della temperatura dell'aria nelle diverse aree, sia orizzontalmente che verticalmente (si rammenta che la norma ISO 7730 indica il valore di 3^ C come range massimo di variabilità della temperatura dell'aria in senso verticale).

*La temperatura radiante deve essere anch'essa omogenea nelle diverse direzioni (la norma ISO citata prescrive che la variazione sulla temperatura radiante determinata dalla presenza di finestre o di altre superfici fredde verticali deve essere inferiore a 10^ C).

*La velocità dell'aria nei posti di lavoro deve essere inferiore al valore di 0,15 m/sec.

*I flussi laminari sulle zone di accesso devono impedire la formazione di correnti d'aria con notevoli differenze di temperatura rispetto all'aria ambiente e la presenza di rilevanti irraggiamenti positivi o negativi.

-Inquinanti:

*Deve essere eseguito un controllo sulla eventuale presenza di materiali coibentanti di tipo fibroso all'interno delle canalizzazioni. In caso di presenza di questo materiale deve essere disposta la rimozione e la bonifica interna delle canalizzazioni.

*Le vaschette per l'umidificazione devono essere periodicamente svuotate e pulite. Non appare sufficiente la sola adozione di particolari prodotti, aggiunti all'acqua, che hanno la funzione di impedire la proliferazione di batteri e/o miceti.

*Gli impianti devono essere sottoposti a interventi di pulizia e di manutenzione periodica. Inoltre la sostituzione dei filtri e la pulizia delle griglie di ripresa dell'aria esterna deve avvenire con regolarità.

 

Riduzione del rischio da movimentazione manuale dei carichi

Per ridurre lo sforzo fisico nelle operazioni di traino manuale è necessario che:

* la superficie del pavimento sia levigata e non presenti irregolarità;

* vengano utilizzate ruote di diametro adeguato: di norma, tanto maggiore è il diametro, tanto minore è la forza richiesta;

* sia effettuata una periodica manutenzione delle ruote (sia dei cuscinetti che del rivestimento esterno). Utile la preparazione di veri e propri piani periodici di programmazione degli interventi manutentivi;

* se si utilizzano carrelli manuali il peso trainato non superi i 230 Kg. La distanza massima del percorso e' di 16 m. per i carrelli a tre ruote, e di 33 m per quelli a quattro ruote;

* se si utilizzano transpallet manuali, il peso trainato non superi i 680 Kg.. La distanza massima consigliata è di 33 m.

* non vengano superati i limiti superiori della forza orizzontale necessaria per avviare (22,5 Kg), mantenere (18 Kg), e arrestare (36 Kg) un carrello manuale.

E' necessario progettare le modalità di stoccaggio nei magazzini sia per la prevenzione dei danni all'apparato locomotore nei lavoratori, sia per problemi di sicurezza.

Riguardo al primo punto occorre stoccare i pallets pieni appena scaricati dai camion, non a terra ma preferibilmente su apposita scaffalatura posta ad una altezza di 60-65 cm dal piano di calpestio ( altezza nocche ).

E' consigliabile richiedere ai fornitori di non stoccare sui bancali la merce per una altezza superiore ai 70-80 cm : ciò consentirà all'operatore, una volta immagazzinato il bancale ad altezza nocche, di prelevare i pacchi più alti ad altezza inferiore a quella delle spalle (135-140 cm). Se si consente all'operatore di effettuare il sollevamento del carico entro queste due altezze (min. 65, max 135), saranno evitate inutili e dannose flessioni del tronco consentendo, inoltre , senza subire danno, il sollevamento di carichi di peso superiore ai 5-6 Kg. consentiti dal NIOSH se si effettua sollevamento del carico in posizione incongrua.

I bancali di prelievo su cui vengono caricati i pacchi devono essere regolabili in altezza: ciò consentirà all'operatore non solo di effettuare il prelievo del pacco, ma anche di depositarlo, mantenendo la schiena sostanzialmente eretta.

Quando si solleva la confezione, dalla zona di stoccaggio per deporla sul bancale, occorre evitare di ruotare solo il tronco (torsione), ma effettuare il movimento utilizzando gli arti inferiori.

Per evitare di spostare il carico ruotando di 180°, si può posizionare il transpallet in modo che l'operatore riduca il suo spostamento a 90°.

Per quanto riguarda i pesi unitari delle confezioni è bene che essi non superino i 20-25 Kg.

Le confezioni che per la loro dimensione o forma non consentano di essere facilmente maneggiate (es. sacchi) devono essere sollevate (specie se di peso superiore ai 20 Kg.) sempre da due operatori.

In generale le misure massime raccomandate per un contenitore di imballaggio sono di 51 cm di lunghezza, 36 cm di profondità e 15 cm di altezza.

Aumentando la misure occorre ridurre il peso in esso contenuto.

In generale il sollevamento e trasferimento di carichi di peso inferiore ai 10 Kg., richiedono solo alcune semplici cautele progettuali organizzative: il maneggiare frequentemente pesi intorno ai 20-25 Kg. può essere consentito solo in presenza di una rigorosa progettazione ergonomica del posto di lavoro (assenza di flessotorsione del tronco, peso vicinissimo al corpo, ritmi estremamente bassi): si consiglia pertanto di richiedere ai fornitori merci in confezioni unitarie di peso possibilmente uguale o inferiore ai 10 Kg.

 

Riduzione dei rischi dovuti alla insufficienza di spazi

Le aree adibite all’immagazzinamento delle merci devono avere spazi delimitati ben distinti dalle zone di viabilità dei mezzi e degli uomini, in modo tale che vengano recuperati spazi sufficienti ad un’agevole movimentazione dei carichi.

 

Riduzione dei rischi da sovraccarico meccanico degli arti superiori

La prensione continua di oggetti e/o il trasporto di carichi con maniglia di dimensioni incongrue, possono risultare dannosi per la struttura della mano. Può essere utile, anche se non completamente risolutivo, attuare i seguenti suggerimenti:

* evitare di trasportare, per percorsi superiori a pochi metri, pesi (dotati di maniglie) maggiori di 10 Kg. con una sola mano: per percorsi superiori servirsi di carrelli;

* trasportare pesi dotati di maniglia molto stretta può essere dannoso per la struttura della mano. Le maniglie delle latte andrebbero munite di adeguata impugnatura già al momento della loro fabbricazione;

* potrebbe risultare utile dotare i lavoratori di guanti con incorporato manicotto protettivo incorporato nel palmo, da adottare quando si sollevano oggetti con maniglie di diametro troppo piccolo; occorre però verificare preventivamente che tale soluzione non diminuisca l’efficacia della presa;

* per il trasporto di cassette (es. cassette frutta) è bene che anch'esse siano dotate di idonea maniglia;

* la prensione a palmo in giù (es. lattine senza maniglia) se utilizzata frequentemente e' pericolosa: infatti è scarsamente vantaggioso per le strutture della mano perché fa lavorare quasi esclusivamente i piccoli muscoli intrinseci delle dita. Conservando questa modalità di sollevamento, per non affaticare le strutture della mano, non dovrebbero essere ripetutamente trasportati oggetti di peso superiori al 1/2 Kg! (da Ergonomic Design for people at work -cap.20-vol.2- Eastman Kodak Company).

E' dunque preferibile:

-  trascinare l'oggetto il più possibile vicino all'imballaggio, senza sollevarlo;

- se e' dotato di maniglia far presa su di essa nel sollevarlo;

- se non è dotato di maniglia, sollevarlo, fin quanto è possibile, con due mani.


Capitolo 6 – “Appalto a ditte esterne”

 

Nel campione di aziende da noi esaminate tutte le lavorazioni di questa fase vengono svolte da personale dipendente del supermercato, con varie tipologie contrattuali anche (part-time, tempo determinato, etc.), senza l’utilizzo di appalti esterni.

 


Capitolo 7 – “Riferimenti legislativi”

 

·        D.P.R. 547/55 – Norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro

·        D.P.R. 303/56 – Norme generali per l’igiene del lavoro

·        D.Lgs. 277/91 – Attuazione delle direttive n. 80/1107/CEE, n. 82/605/CEE, n. 83/477/CEE, n. 86/188/CEE e n. 88/642/CEE, in materia di protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da esposizione da agenti chimici, fisici e biologici durante il lavoro, a norma dell’art. 7 della legge 30 luglio 1990 n. 212

·        D.Lgs. 626/94 e successive modifiche, in attuazione delle direttive n. 89/391/CEE, n. 89/654/CEE, n. 89/655/CEE, n. 89/656/CEE, n. 90/269/CEE, n. 90/270/CEE, n. 90/394/CEE e n. 90/679/CEE riguardanti il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori sul luogo di lavoro

·        D.Lgs. 475/92 – Attuazione della direttiva n. 89/686/CEE del Consiglio del 21/12/1989, in materia di riavvicinamento delle legislazioni degli stati membri relative ai dispositivi di protezione individuale

·        D.P.R. 459/96 – Regolamento per l’attuazione delle direttive n.89/392/CEE, n. 91/368/CEE, n. 93/44/CEE e 93//68/CEE concernenti il riavvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative alle macchine

·        D.Lgs 155/97 – Attuazione delle direttive 93/43/CEE e 96/3/CEE concernenti l’igiene dei prodotti alimentari

·        D.Lgs. 156/97 – Attuazione della direttiva 93/99/CEE concernente misure supplementari in merito al controllo ufficiale dei prodotti alimentari

·        Regolamenti comunali di igiene ed edilizi

 

Norme di buona tecnica e linee guida

 

·        Linee guida di applicazione del D.Lgs 626/94 a cura del Coordinamento delle Regioni e delle Province Autonome- Ottobre 1996

·        NIOSH “Work practices guide for manual lifting”, NIOSH technical report, n. 81-122 U.S., 1981

 

 

1.      COMPARTO: SUPERMERCATI

 

2.      FASE DI LAVORAZIONE: PREPARAZIONE SCAFFALI

 

3.      COD. INAIL: 130

 

4.      FATTORE DI RISCHIO:

 

RISCHI PER LA SICUREZZA DOVUTI A STRUTTURE, ATTREZZATURE, UTENSILI E MACCHINE;

 

RISCHI IGIENICO AMBIENTALI DOVUTI AD AGENTI FISICI

 

RISCHI TRASVERSALI O ORGANIZZATIVI DOVUTI ALLA ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO E A FATTORI ERGONOMICI

 

5.      CODICE DI RISCHIO

 

6.      N. ADDETTI: 600

 


Capitolo 1 – “La fase di lavorazione”

 

La merce dai diversi reparti (macelleria, frutta e verdura, panetteria e pasticceria, pescheria), dal magazzino e dall’arrivo scarico merce viene trasportata in sala vendita utilizzando transpallet e roll trainer. La merce viene disposta sui bancali secondo criteri di peso e di genere. A volte occorre una sbancalizzazione preliminare altre volte si dispongono i bancali già predisposti.

 


Capitolo 2 – “Le attrezzature e le macchine”

 

·        Transpallet elettrici

·        Transpallet manuali

·        Roll trainer

·        Taglierini manuali per il disimballo

·        Scale portatili

 

Tutte le attrezzature in uso, ad esclusione delle pedane, dei transpallet manuali e dei roll trainer, sono soggette al DPR 459/94 (Direttiva Macchine). Pertanto le apparecchiature acquisite dopo il 21/9/96 dovranno essere conformi ai requisiti essenziali di sicurezza previsti nell’allegato I della norma sopra citata.

Tale conformità deve essere attestata mediante marcatura CE e dichiarazione di conformità.

Le attrezzature in uso ed in particolare le attrezzature manuali presentano in genere carenze di tipo manutentivo

 


Capitolo 3 – “Il fattore di rischio”

 

 

Rischi per la sicurezza dovuti alle caratteristiche delle aree di lavoro, alla organizzazione del lavoro ed alle caratteristiche delle attrezzature, degli utensili e delle macchine utilizzate:

·        Rischi di caduta di merce addosso ai lavoratori

·        Rischi di movimenti incongrui o sforzi fisici eccessivi

·        Rischi di contatto con materiale tagliente

·        Rischi di urto contro arredi

·        Rischi di caduta per scivolamento

·        Rischi di taglio alle mani per l’utilizzo di taglierini

·        Rischi di caduta dalle scalette portatili durante il posizionamento della merce sugli scaffali superiori

·        Rischio di incendio

 

Rischi igienico-ambientali dovuti ad agenti fisici:

-        Rischi da agenti fisici dovuti all’esposizione a condizioni microclimatiche disagevoli

-        Rischi legati alla inadeguatezza dell’impianto di illuminazione;

 

Rischi trasversali o organizzativi dovuti alle caratteristiche dell’attività lavorativa e dell’organizzazione del lavoro:

·        Rischi legati alla movimentazione manuale dei carichi

·      Rischi legati a fattori ergonomici dovuti a movimenti ripetitivi degli arti superiori

 

Per la stima dei rischi per la sicurezza si rimanda al capitolo generale sull’andamento del fenomeno infortunistico. Non si è proceduto alla analisi specifica dei rischi per la sicurezza di questa fase in quanto gli addetti alla preparazione scaffali intervengono direttamente anche in altre fasi del ciclo lavorativo (scarico merci, immagazzinamento, preparazione carni, preparazione frutta e verdura, vendita assistita,).

L’analisi degli infortuni è stata effettuata utilizzando i registri infortuni di 34 supermercati, dal 1986 al 1990.

Per la descrizione del rischio di incendio si rimanda alla relazione allegata “Prevenzione incendi”.

 

I rischi legati a condizioni microclimatiche disagevoli derivano dal fatto che in tutti i supermercati sono installati impianti di condizionamento in quanto sono indispensabili, oltre che per garantire condizioni microclimatiche di benessere per i clienti, anche per le caratteristiche stesse delle strutture edilizie utilizzate dai supermercati (ambienti molto ampi sprovvisti di regolari rapporti aeroilluminanti). I rischi per la salute dei lavoratori sono legati al malfunzionamento degli impianti per inadeguata progettazione e/o manutenzione. Le situazioni più frequentemente riscontrabili sono:

-        sottodimensionamento dell’impianto rispetto al numero di persone presenti, con numero di ricambi d’aria insufficienti

-        prese d’aria esterne troppo lontane dal gruppo aspirante con perdite di carico significative

-        posizionamento della griglia di ripresa dell’aria esterna errata (vicino a fonti di inquinamento) con contaminazione dell’aria nell’ambiente di lavoro

-        presenza di squilibri nella distribuzione dell’aria attraverso le bocchette di mandata o gli anemostati, creati da zone a bassa temperatura per l’esposizione di surgelati o cibi freschi e dalle aspirazioni di reparti specifici come la rosticceria e la distribuzione del pesce fresco.

-        cattiva manutenzione e pulizia dell’impianto con possibile immissione nell’ambiente di inquinanti chimici e/o biologici. Si rammenta che la carente pulizia degli impianti può favorire la proliferazione di microrganismi nelle batterie di umidificazione.

 

I rischi legati alla inadeguatezza dell’impianto di illuminazione sono dovuti ad una cattiva progettazione illuminotecnica, con conseguente presenza di aree sovrailluminate accanto ad aree scarsamente illuminate. In genere tale situazione è dovuta al fatto che l’illuminazione viene studiata al fine di attirare l’attenzione sui prodotti in vendita, non tenendo conto delle esigenze dei lavoratori.

 

Stima del rischio da movimentazione di carichi

Durante tale fase di lavoro il peso individuale delle singole confezioni movimentate, in generale è da ritenersi inferiore rispetto alle altre fasi (arrivo e scarico, immagazzinamento, preparazione carni, preparazione frutta e verdura ), in quanto i cartoni contenenti più di una confezione di prodotto vengono spesso aperti sul carrello nel quale sono stati trasferiti e poi vengono prelevate le singole confezioni per essere posizionate sullo scaffale.

Un elemento di rischio posturale importante di questa fase è rappresentato dalle estensioni dimensionali, in altezza soprattutto, possedute dagli scaffali, che costringono l’operatore a continui movimenti di estrema flessione del tronco e di iperestensione estrema dello stesso.

 

Il rischio da movimenti ripetitivi degli arti superiori è connesso alla ripetizione di gesti sempre simili, in cui sono coinvolti sempre i medesimi gruppi muscolari, in particolare durante le operazioni di confezionamento.

La prensione continua di oggetti e/o il trasporto di carichi con impugnature incongrue possono risultare dannosi per le strutture articolari e muscolotendinee degli arti superiori.

L’inadeguatezza della impugnatura, concentrando lo sforzo sui più piccoli gruppi muscolari, contribuisce senza dubbio ad aumentare il rischio per le strutture articolari e muscolotendinee.

L’entità del rischio, di rilievo in questa fase di lavoro, è determinata dalla frequenza dei gesti, dallo sforzo applicato e dalla durata complessiva delle operazioni comportanti movimenti ripetitivi.

 


Capitolo 4 – “Il danno atteso”

 

·        Contusioni, distorsioni, fratture, ferite da taglio, da punta e lacero-contuse, schiacciamenti.

·        Ipotetici danni dovuti a condizioni microclimatiche disagevoli e a illuminazione inadeguata.

·        Patologie a carico dell’apparato muscoloscheletrico, con particolare riferimento al rachide, da movimentazione manuale dei carichi.

·      tendiniti, tenosinoviti, periartrite scapolo-omerale (Morbo di Duplay), sindrome del tunnel carpale da movimenti ripetitivi.

 

Relazione sui danni rilevati

 

L’andamento del fenomeno infortunistico è descritto nel capitolo già citato con riferimento all’intero comparto lavorativo.

 

Anche se non risultano dati specifici in letteratura è ipotizzabile la possibile insorgenza di patologie a carico delle alte e basse vie respiratorie e dell’apparato osteoartromuscolare conseguenti all’esposizione a condizioni microclimatiche disagevoli.

 

Una cattiva illuminazione, può determinare negli addetti una sindrome astenopica.

 

Per quanto riguarda i danni derivanti dalla movimentazione manuale dei carichi e da movimenti ripetitivi degli arti superiori si veda il capitolo “Indagine sanitaria”.

I dati in esso riportati si riferiscono all’intero gruppo dei lavoratori dei supermercati e comprendono tutte le fasi del ciclo lavorativo, non essendo gli stessi scorporabili per singola fase in quanto i medesimi lavoratori possono ruotare nelle diverse fasi in modo variabile. Gli operatori addetti stabilmente ad una singola fase costituivano, nel campione preso in considerazione nelle nostre indagini, un numero troppo piccolo per consentire elaborazioni statistico-epidemiologiche.

Il disagio psicologico derivante dall’organizzazione del lavoro ed in particolare da attività monotone e ripetitive non è stato valutato nel corso delle nostre indagini.

 


Capitolo 5 – “Gli interventi”

 

La prevenzione dei rischi per la sicurezza dei lavoratori deve prevedere vari interventi sulle attrezzature, sull’ambiente e sull’organizzazione del lavoro.

I lavoratori devono essere dotati di adeguati ausili per la movimentazione delle merci, i percorsi devono essere adeguatamente segnalati e differenziati per persone e mezzi, gli spazi devono essere sufficienti per la movimentazione della merce.

Dovranno essere a disposizione idonei DPI (guanti, calzature) e il personale dovrà essere informato e formato sul loro utilizzo.

 

Va ricordato che gli imballi, non presentando adeguati mezzi di prensione, scivolano facilmente dalle mani e, soprattutto i più pesanti, possono essere causa di gravi infortuni agli arti inferiori (schiacciamento delle dita, etc..). L'uso di scarpe antinfortunistiche per questo tipo di attività è difficilmente accettato dal lavoratore che preferisce, invece, indossare scarpe comode e leggere. Resta inteso che comunque, qualora il rischio residuo non sia completamente eliminabile, dovranno essere fornite idonee scarpe di protezione e dovrà essere effettuato anche un controllo circa l’effettivo utilizzo di questi DPI. La migliore soluzione sarebbe quella di modificare i sistemi di imballaggio della merce attualmente adottati, la qual cosa, facilitando la presa del carico, ridurrebbe il rischio di danni all'apparato osteoarticolare.

 

Miglioramento delle condizioni microclimatiche

Un’adeguata progettazione e manutenzione degli impianti di condizionamento è essenziale per garantire un benessere termico dei lavoratori. Di seguito vengono descritti alcuni interventi ritenuti necessari.

Aria primaria e bocchette di ripresa:

*L'immissione di aria primaria deve perlomeno garantire un apporto pari a 30 mc/ora per persona considerando l'affollamento massimo prevedibile. Questo dato deve essere verificato in condizioni di normale esercizio dell'impianto.

*Il numero di ricambi (volumi ambiente/ora) può essere contenuto, anche se e' comunque opportuno prevedere almeno 1-2 ricambi/ora.

*Le bocchette di ripresa devono essere posizionate in zone distanti da sorgenti inquinanti ad un’altezza di almeno m. 6 dai piani stradali dove vi e' circolazione di autoveicoli.

*I filtri installati devono garantire una efficienza elevata per evitare l'accumulo di piccole particelle nelle canalizzazioni. E' opportuno verificare inoltre l'idoneità della tenuta nella zona di posizionamento dei filtri per evitare il passaggio diretto dell'aria nella zona di distribuzione.

*In sede di controllo dell'impianto l'ispezione visiva all'interno delle canalizzazioni può comportare, in diversi casi, la necessita' di prescrivere una pulizia straordinaria interna.

*In caso di non funzionamento degli impianti non deve essere consentita la normale attività negli ambienti.

-Temperatura e velocità dell'aria:

*La temperatura nelle zone di lavoro deve essere conforme ai limiti raccomandati per il benessere termico (indici PMV e PPD) in relazione al dispendio energetico ed alla resistenza termica del vestiario. L'umidità relativa deve essere compresa tra 40 e 60 %

*Non devono essere presenti disomogeneità della temperatura dell'aria nelle diverse aree, sia orizzontalmente che verticalmente (si rammenta che la norma ISO 7730 indica il valore di 3^ C come range massimo di variabilità della temperatura dell'aria in senso verticale).

*La temperatura radiante deve essere anch'essa omogenea nelle diverse direzioni (la norma ISO citata prescrive che la variazione sulla temperatura radiante determinata dalla presenza di finestre o di altre superfici fredde verticali deve essere inferiore a 10^ C).

*La velocità dell'aria nei posti di lavoro deve essere inferiore al valore di 0,15 m/sec.

*I flussi laminari sulle zone di accesso devono impedire la formazione di correnti d'aria con notevoli differenze di temperatura rispetto all'aria ambiente e la presenza di rilevanti irraggiamenti positivi o negativi.

-Inquinanti:

*Deve essere eseguito un controllo sulla eventuale presenza di materiali coibentanti di tipo fibroso all'interno delle canalizzazioni. In caso di presenza di questo materiale deve essere disposta la rimozione e la bonifica interna delle canalizzazioni.

*Le vaschette per l'umidificazione devono essere periodicamente svuotate e pulite. Non appare sufficiente la sola adozione di particolari prodotti, aggiunti all'acqua, che hanno la funzione di impedire la proliferazione di batteri e/o miceti.

*Gli impianti devono essere sottoposti a interventi di pulizia e di manutenzione periodica. Inoltre la sostituzione dei filtri e la pulizia delle griglie di ripresa dell'aria esterna deve avvenire con regolarità.

 

Riduzione del rischio da movimentazione manuale dei carichi

Per ridurre lo sforzo fisico nelle operazioni di traino manuale è necessario che:

* la superficie del pavimento sia levigata e non presenti irregolarità;

* la composizione del rivestimento esterno sia rigida: quanto maggiore è la durezza, tanto minore è la forza richiesta;

* vengano utilizzate ruote di diametro adeguato: di norma, tanto maggiore è il diametro, tanto minore è la forza richiesta;

* sia effettuata una periodica manutenzione delle ruote ( sia dei cuscinetti che del rivestimento esterno). Utile la preparazione di veri e propri piani periodici di programmazione degli interventi manutentivi;

* se si utilizzano carrelli manuali il peso trainato non superi i 230 Kg. La distanza massima del percorso e' di 16 m. per i carrelli a tre ruote, e di 33 m per quelli a quattro ruote;

* se si utilizzano transpallet manuali, il peso trainato non superi i 680 Kg.. La distanza massima consigliata è di 33 m.

* non vengano superati i limiti superiori della forza orizzontale necessaria per avviare (22,5 Kg), mantenere (18 Kg), e arrestare (36 Kg) un carrello manuale.

E' necessario progettare le modalità di stoccaggio nei magazzini sia per la prevenzione dei danni all'apparato locomotore nei lavoratori, sia per problemi di sicurezza.

Riguardo al primo punto occorre stoccare i pallets pieni appena scaricati dai camion, non a terra ma preferibilmente su apposita scaffalatura posta ad una altezza di 60-65 cm dal piano di calpestio ( altezza nocche ).

E' consigliabile richiedere ai fornitori di non stoccare sui bancali la merce per una altezza superiore ai 70-80 cm : ciò consentirà all'operatore, una volta immagazzinato il bancale ad altezza nocche, di prelevare i pacchi più alti ad altezza inferiore a quella delle spalle (135-140 cm). Se si consente all'operatore di effettuare il sollevamento del carico entro queste due altezze (min. 65, max 135), saranno evitate inutili e dannose flessioni del tronco consentendo, inoltre , senza subire danno, il sollevamento di carichi di peso superiore ai 5-6 Kg. consentiti dal NIOSH se si effettua sollevamento del carico in posizione incongrua.

I bancali di prelievo su cui vengono caricati i pacchi devono essere regolabili in altezza: ciò consentirà all'operatore non solo di effettuare il prelievo del pacco, ma anche di depositarlo, mantenendo la schiena sostanzialmente eretta.

Quando si solleva la confezione, dalla zona di stoccaggio per deporla sul bancale, evitare di ruotare solo il tronco (torsione), ma effettuare il movimento utilizzando gli arti inferiori.

Per evitare di spostare il carico ruotando di 180°, si può posizionare il transpallet in modo che l'operatore riduca il suo spostamento a 90°.

Per quanto riguarda i pesi unitari delle confezioni è bene che essi non superino i 20-25 Kg.

Le confezioni che per la loro dimensione o forma non consentano di essere facilmente maneggiate (es. sacchi) devono essere sollevate (specie se di peso superiore ai 20 Kg.) sempre da due operatori.

In generale le misure massime raccomandate per un contenitore di imballaggio sono di 51 cm di lunghezza, 36 cm di profondità e 15 cm di altezza.

Aumentando la misure occorre ridurre il peso in esso contenuto.

In generale il sollevamento e trasferimento di carichi di peso inferiore ai 10 Kg., richiedono solo alcune semplici cautele progettuali organizzative: il maneggiare frequentemente pesi intorno ai 20-25 Kg. può essere consentito solo in presenza di una rigorosa progettazione ergonomica del posto di lavoro (assenza di flessotorsione del tronco, peso vicinissimo al corpo, ritmi estremamente bassi): si consiglia pertanto di richiedere ai fornitori merci in confezioni unitarie di peso possibilmente uguale o inferiore ai 10 Kg.

 

Riduzione dei rischi da movimenti ripetitivi degli arti superiori

La prensione continua di oggetti e/o il trasporto di carichi con maniglia di dimensioni incongrue, possono risultare dannosi per la struttura della mano. Può essere utile, anche se non completamente risolutivo, attuare i seguenti suggerimenti:

* evitare di trasportare, per percorsi superiori a pochi metri, pesi (dotati di maniglie) maggiori di 10 Kg. con una sola mano: per percorsi superiori servirsi di carrelli;

* trasportare pesi dotati di maniglia molto stretta può essere dannoso per la struttura della mano. Le maniglie delle latte andrebbero munite di adeguata impugnatura già al momento della loro fabbricazione;

* potrebbe risultare utile dotare i lavoratori di guanti con incorporato manicotto protettivo incorporato nel palmo, da adottare quando si sollevano oggetti con maniglie di diametro troppo piccolo; occorre però verificare preventivamente che tale soluzione non diminuisca l’efficacia della presa;

* per il trasporto di cassette (es. cassette frutta) è bene che anch'esse siano dotate di idonea maniglia;

* la prensione a palmo in giù (es. lattine senza maniglia) se utilizzata frequentemente e' pericolosa: infatti è scarsamente vantaggioso per le strutture della mano perché fa lavorare quasi esclusivamente i piccoli muscoli intrinseci delle dita. Conservando questa modalità di sollevamento, per non affaticare le strutture della mano, non dovrebbero essere ripetutamente trasportati oggetti di peso superiori al 1/2 Kg! (da Ergonomic Design for people at work -cap.20-vol.2- Eastman Kodak Company).

E' dunque preferibile:

-  trascinare l'oggetto il più possibile vicino all'imballaggio, senza sollevarlo;

- se e' dotato di maniglia far presa su di essa nel sollevarlo;

- se non è dotato di maniglia, sollevarlo, fin quanto è possibile, con due mani.


Capitolo 6 – “Appalto a ditte esterne”

 

Nel campione di aziende da noi esaminate tutte le lavorazioni di questa fase vengono svolte da personale dipendente del supermercato, con varie tipologie contrattuali anche (part-time, tempo determinato, etc.), senza l’utilizzo di appalti esterni.

 


Capitolo 7 – “Riferimenti legislativi”

 

·        D.P.R. 547/55 – Norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro

·        D.P.R. 303/56 – Norme generali per l’igiene del lavoro

·        D.Lgs. 277/91 – Attuazione delle direttive n. 80/1107/CEE, n. 82/605/CEE, n. 83/477/CEE, n. 86/188/CEE e n. 88/642/CEE, in materia di protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da esposizione da agenti chimici, fisici e biologici durante il lavoro, a norma dell’art. 7 della legge 30 luglio 1990 n. 212

·        D.Lgs. 626/94 e successive modifiche, in attuazione delle direttive n. 89/391/CEE, n. 89/654/CEE, n. 89/655/CEE, n. 89/656/CEE, n. 90/269/CEE, n. 90/270/CEE, n. 90/394/CEE e n. 90/679/CEE riguardanti il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori sul luogo di lavoro

·        D.Lgs. 475/92 – Attuazione della direttiva n. 89/686/CEE del Consiglio del 21/12/1989, in materia di riavvicinamento delle legislazioni degli stati membri relative ai dispositivi di protezione individuale

·        D.P.R. 459/96 – Regolamento per l’attuazione delle direttive n.89/392/CEE, n. 91/368/CEE, n. 93/44/CEE e 93//68/CEE concernenti il riavvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative alle macchine

·        D.Lgs 155/97 – Attuazione delle direttive 93/43/CEE e 96/3/CEE concernenti l’igiene dei prodotti alimentari

·        D.Lgs. 156/97 – Attuazione della direttiva 93/99/CEE concernente misure supplementari in merito al controllo ufficiale dei prodotti alimentari

·        Regolamenti comunali di igiene ed edilizi

 

Norme di buona tecnica e linee guida

 

·        Linee guida di applicazione del D.Lgs 626/94 a cura del Coordinamento delle Regioni e delle Province Autonome- Ottobre 1996

·        NIOSH “Work practices guide for manual lifting”, NIOSH technical report, n. 81-122 U.S., 1981

 

 

1.      COMPARTO: SUPERMERCATI

 

2.      FASE DI LAVORAZIONE: PREPARAZIONE CARNI

 

3.      COD. INAIL: 130

 

4.      FATTORE DI RISCHIO:

 

RISCHI PER LA SICUREZZA DOVUTI A STRUTTURE, ATTREZZATURE, UTENSILI E MACCHINE;

 

RISCHI IGIENICO AMBIENTALI DOVUTI AD AGENTI FISICI E CHIMICI

 

RISCHI TRASVERSALI O ORGANIZZATIVI DOVUTI ALLA ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO E A FATTORI ERGONOMICI

 

5.      CODICE DI RISCHIO

 

6.      N. ADDETTI: 200

 


Capitolo 1 – “La fase di lavorazione”

 

Il reparto macelleria è solitamente in diretta comunicazione con la cella frigorifera e con il reparto vendita onde consentire un agevole caricamento del bancone. Gli addetti recuperano dalle celle frigorifere i quarti di manzo o comunque i pezzi di carne di grandi dimensioni e le pongono sui banchi di lavorazione. La carne viene sezionata, lavorata, preparata in porzioni e preincartata; quindi viene trasportata sui banchi di esposizione in sala vendite.


Capitolo 2 – “Le attrezzature e le macchine”

 

·        Affettatrice

·        Confezionatrice carni

·        Idropulitrice fissa

·        Lavastoviglie

·        Segaossi

·        Sterilizzatore coltelli

·        Svizzeratrice

·        Tagliabistecche

·        Tagliacotolette

·        Tritacarne con mescolatrice ed elevatore

·        Tritacarne da tavolo

·        Coltelli

·        Paranco e guidovia

 

Tutte le attrezzature in uso, ad esclusione delle pedane, dei transpallet manuali e dei roll trainer, sono soggette al DPR 459/94 (Direttiva Macchine). Pertanto le apparecchiature acquistate dopo il 21/9/96 dovranno essere conformi ai requisiti essenziali di sicurezza previsti nell’allegato I della norma sopra citata.

Tale conformità deve essere attestata mediante marcatura CE e dichiarazione di conformità.

Le attrezzature in uso ed in particolare le attrezzature manuali presentano in genere carenze di tipo manutentivo.

 


Capitolo 3 – “Il fattore di rischio”

 

Rischi per la sicurezza legati al tipo di attrezzature, utensili e macchine utilizzate:

·        Rischio di tagli alle mani durante il taglio manuale della carne, l’utilizzo di macchine (segaossi), la disossatura, la pulizia di attrezzi o macchine taglienti

·        Rischio di ustioni sulle macchine di confezionamento delle porzioni di carne per contatto con la piastra ad alte temperature

·        Rischi di caduta di merce addosso ai lavoratori (un caso particolare di infortunio appartenente a questo gruppo è rappresentato dalla fuoriuscita dalla propria sede dei ganci a cui sono appesi i quarti di manzo, con lesioni traumatiche sui lavoratori)

·        Rischi di movimenti incongrui o sforzi fisici eccessivi

·        Rischi di urto contro arredi

·        Rischi di caduta per scivolamento

·        Rischio elettrico per contatto con apparecchiature alimentate elettricamente

·        Rischio di incendio

 

Rischi igienico-ambientali dovuti ad agenti fisici e chimici:

-        Rischi da agenti fisici dovuti all’esposizione a condizioni microclimatiche disagevoli

-        Rischi dovuti all’utilizzo di sostanze detergenti e disinfettanti per la pulizia dei banchi di lavoro e delle attrezzature

-        Rischi dovuti alla possibile presenza di fumi prodotti dalle confezionatrici automatiche;

 

Rischi trasversali o organizzativi dovuti alle caratteristiche dell’attività lavorativa e dell’organizzazione del lavoro:

·        Rischi legati alla movimentazione manuale dei carichi

·      Rischi legati a fattori ergonomici dovuti a movimenti ripetitivi degli arti superiori

 

Per la stima dei rischi per la sicurezza si rimanda al capitolo generale sull’andamento del fenomeno infortunistico. Non si è proceduto alla analisi specifica dei rischi per la sicurezza di questa fase in quanto gli addetti alla preparazione carni intervengono direttamente anche in altre fasi del ciclo lavorativo (scarico merci, immagazzinamento, preparazione scaffali).

L’analisi degli infortuni è stata effettuata utilizzando i registri infortuni di 34 supermercati, dal 1986 al 1990.

Per la descrizione del rischio di incendio si rimanda alla relazione allegata “Prevenzione incendi”.

 

I rischi dovuti a condizioni microclimatiche disagevoli sono legati alla preparazione di carni in locali mantenuti ad una temperatura massima di 12° C; inoltre la temperatura interna della carne non deve raggiungere più di 7° C se le operazioni di manipolazione durano meno di un’ora e di 4° C se superano un’ora (DPR 1/3/92 n. 277 recepimento del regolamento di attuazione alla Direttiva 88/657 CEE).

 

In questo reparto si riscontrano valori di temperatura ambiente di 12° C con umidità relativa pari all’80%, mentre la carne in uscita dalla cella frigorifera presenta una temperatura interna di 0° C. Inoltre l’operatore è frequentemente soggetto a sbalzi termici per il passaggio o nell’area vendita (20° C) o nelle celle frigorifere (0° C).

 

I rischi dovuti all’utilizzo di sostanze detergenti e disinfettanti possono assumere un certo rilievo qualora i lavoratori non utilizzino adeguati dispositivi individuali di protezione (guanti).

 

I rischi dovuti alla presenza di fumi sulle macchine confezionatrici automatiche sono solamente potenziali, in quanto alle normali temperature di esercizio il film a base di materie plastiche utilizzato (PVC, polietilene) non emette fumi. Comunque generalmente tali macchine sono oggi dotate di aspirazione localizzata.

 

Stima del rischio da movimentazione di carichi

Le operazioni a rischio comprendono sia azioni di sollevamento manuale che di traino di carichi.

Per la valutazione del rischio da sollevamento di carichi è stata utilizzata la formula del NIOSH.

Per quanto riguarda il traino sono stati presi a riferimento i limiti proposti da “The Ergonomics Group-Health and Enviroment Laboratories-Eastman Kodak Company: 22.5 Kg all’inizio del traino, 18 Kg nel mantenimento della corsa, 36 Kg all’arresto. Utile appare anche il confronto con le tabelle di Snook e Ciriello(1991).

Sono state analizzate le seguenti operazioni a rischio:

- Sgancio carcassa

- Aggancio carcassa disossata

- Sollevamento cassette carni da macinare

- Riposizione/Prelievo da scaffalatura del frigorifero

Rischi da sollevamento: valutazione secondo NIOSH

- Sgancio carcassa 

La carcassa del peso di 70-100 Kg appesa al gancio della catena  di traino , posta a 150 cm da terra, viene sganciata e traslata  sul ripiano di lavoro a 90 cm da terra.

Applicando la formula del NIOSH si ottiene un peso limite raccomandato (PR)= 6 Kg,  essendoci dislocazione angolare di 180° e un giudizio di presa  scarso. (IR: 11.6 – 16.6)

- Aggancio carcassa disossata

La carcassa disossata, del peso di 50-70 Kg, viene portata dal piano di lavoro posto a 90 cm, al doppio gancio a 115 cm da terra.

Applicando la formula si ottiene un peso limite raccomandato (PR)=3.27 Kg, essendoci dislocazione angolare di 180°, distanza dal corpo  di 64 cm e giudizio di presa scarso.

IR = 15.2 – 21.4

- Sollevamento cassette di carne da macinare

Le cassette poste su di un carrellino a 25 cm da terra, con  peso variabile da 25 a 35  Kg, sono sollevate al piano di  carico del tritacarne posto a 120 cm mediante una rotazione di  90° del tronco.

Applicando la formula si ottiene un peso limite raccomandato (PR)=5.5 Kg.  IR>3

La seconda operazione di macinatura prevede un sollevamento della  cassetta da 78 cm (piano di uscita del primo macinato) al piano  di carico (120 cm) senza dislocazione angolare.

Applicando la formula si ottiene un peso limite raccomandato (PR) = 9.9 Kg. IR >1 o >3

- Prelievo confezioni da scaffalature in cella frigorifero

Le scaffalature del tipo a soffitto obbligano la riposizione o il prelievo delle confezioni, del peso variabile da 1 a 3 Kg,  alle condizioni più sfavorevoli ad una altezza di 2 metri.

Applicando la formula il peso consigliato è di 8.9 Kg, essendo i box di forma ottimale.

 

Tutti i pesi sollevati manualmente risultano eccessivamente superiori rispetto ai limiti NIOSH.

Il rischio per l'apparato locomotore dei lavoratori addetti alle operazioni descritte è perciò elevatissimo sia per eventi acuti che cronici.

 

Il rischio da movimenti ripetitivi degli arti superiori è connesso alla ripetizione di gesti sempre simili, in cui sono coinvolti sempre i medesimi gruppi muscolari, in particolare nelle operazioni di taglio.

L’entità del rischio, è principalmente determinata dalla frequenza dei gesti, dallo sforzo applicato e dalla durata complessiva delle operazioni comportanti movimenti ripetitivi. Il rischio è comunque sempre rilevante in questa fase lavorativa.

Nel caso, ad esempio, del taglio di carni semicongelate la forza richiesta, tenuto conto di una serie di fattori  (possibili  posizioni del polso, uso di guanti, ecc.), risulta assai vicina al massimo della forza sviluppabile. La ripetizione per molte volte al minuto, per diverse ore per turno, di questo tipo di operazione di taglio, potrebbe comportare la comparsa di fatica o di dolore muscolare nella maggioranza delle donne e nel 50% degli uomini.

L’inadeguatezza della impugnatura degli attrezzi, concentrando lo sforzo sui più piccoli gruppi muscolari, contribuisce senza dubbio ad aumentare il rischio per le strutture articolari e muscolotendinee.

 


Capitolo 4 – “Il danno atteso”

 

·        Contusioni, distorsioni, fratture, ferite da taglio, da punta e lacero-contuse, schiacciamenti, folgorazioni e ustioni da corrente elettrica, ustioni per contatto con la piastra scaldante della confezionatrice automatica.

·        Ipotetici danni da agenti fisici e chimici.

·        Patologie a carico dell’apparato muscoloscheletrico, con particolare riferimento al rachide, da movimentazione manuale dei carichi.

·      Tendiniti, tenosinoviti, periartrite scapolo-omerale (Morbo di Duplay), sindrome del tunnel carpale da movimenti ripetitivi.

 

Relazione sui danni rilevati

 

L’andamento del fenomeno infortunistico è descritto nel capitolo già citato con riferimento all’intero comparto lavorativo.

 

Anche se non risultano dati specifici in letteratura è ipotizzabile la possibile insorgenza di patologie a carico delle alte e basse vie respiratorie, dell’apparato osteoartromuscolare e dell’apparato cutaneo conseguenti all’esposizione a condizioni microclimatiche disagevoli, ai fumi delle confezionatrici e alle sostanze detergenti e disinfettanti. In particolare, il contatto con detergenti e disinfettanti, sostanze irritanti e/o allergizzanti, può provocare la comparsa di dermatiti eczematose negli addetti.

Le condizioni microclimatiche sfavorevoli (freddo, continui sbalzi di temperatura) possono favorire  l'insorgenza di malattie:

- dell'apparato respiratorio (affezioni delle vie aeree superiori, bronchite cronica);

- dell'apparato osteoarticolare;

- dell'apparato circolatorio (sindrome di Raynaud).

 

Per quanto riguarda i danni derivanti dalla movimentazione manuale dei carichi e da movimenti ripetitivi degli arti superiori si veda il capitolo “Indagine sanitaria”.

I dati in esso riportati si riferiscono all’intero gruppo dei lavoratori dei supermercati e comprendono tutte le fasi del ciclo lavorativo, non essendo gli stessi scorporabili per singola fase in quanto i medesimi lavoratori possono ruotare nelle diverse fasi in modo variabile. Gli operatori addetti stabilmente ad una singola fase costituivano, nel campione preso in considerazione nelle nostre indagini, un numero troppo piccolo per consentire elaborazioni statistico-epidemiologiche.

Il disagio psicologico derivante dall’organizzazione del lavoro ed in particolare da attività monotone e ripetitive non è stato valutato nel corso delle nostre indagini.

 


Capitolo 5 – “Gli interventi”

 

La prevenzione dei rischi per la sicurezza dei lavoratori deve prevedere vari interventi sulle attrezzature, sull’ambiente e sull’organizzazione del lavoro.

I lavoratori devono essere dotati di adeguati ausili per la movimentazione delle merci, i percorsi devono essere adeguatamente segnalati e differenziati per persone e mezzi, gli spazi devono essere sufficienti per la movimentazione della merce.

Dovranno essere a disposizione idonei DPI (guanti, calzature) e il personale dovrà essere informato e formato sul loro utilizzo.

Tutte le macchine immesse sul mercato a partire dal 21/9/96 devono rispettare i requisiti essenziali di sicurezza indicati nell’allegato I del DPR 459/96 (Regolamento di recepimento della Direttiva Macchine). La rispondenza dei requisiti sopracitati viene dichiarata dal costruttore attraverso la marcatura CE della macchina o attrezzatura e la “dichiarazione di conformità” prevista. Il costruttore deve inoltre fornire un manuale di istruzione d’uso completo di tutte le informazioni di sicurezza necessarie al fine di un corretto utilizzo della macchina stessa.

Le macchine già presenti prima del 21/9/96 dovranno essere conformi alle norme previgenti con particolare riferimento a quanto previsto dal DPR 547/55. In caso di vendita o di acquisto di macchine già in uso prima del 21/9/96, il venditore deve fornire un’attestazione di conformità alle norme previgenti.

La carne, una volta scaricata dagli autocarri viene immagazzinata nelle celle frigorifere. In quelle più moderne, il sistema di ganci a cui vengono appesi i quarti è controllato elettricamente. Tale meccanismo favorisce la movimentazione sia all'interno della cella che tra la cella ed il reparto di preparazione della carne. I binari devono essere dotati di sistemi che evitino lo scarrucolamento dei ganci.

 

Macchine affettatrici

La norma EN 1974 ( diventata norma armonizzata nel 1998) stabilisce i requisiti di sicurezza e di igiene che le affettatrici devono avere.

Si rammenta che il DPR 459/96 individua nelle norme armonizzate lo strumento tecnico per la realizzazione di macchine sicure: il rispetto della norma armonizzata consente di dichiarare la conformità ai requisiti essenziali di sicurezza dell’allegato I.

La norma armonizzata citata costituisce sicuramente un riferimento anche per soluzioni da realizzare sulle macchine costruite prima del 21/9/96, in particolare vengono indicate le protezioni essenziali da realizzare (paralama, protezione per l’impugnatura, etc.) e le loro caratteristiche dimensionali.

 

Macchina confezionatrice

1)     Protezione piastra saldante

2)     Controllo della temperatura della piastra stessa (inferiore ad 80° C)

3)     Utilizzo di mezzi di protezione quali guanti termoresistenti.

Nel caso delle confezionatrici automatiche, è opportuno ridurre la velocità di avanzamento del film plastico, in maniera da diminuire la possibilità di rottura o di blocco dello scorrimento del film stesso, al fine di evitare continui interventi dell'operatore sulla macchina.

 

Macchina segaossi

 In genrerale si rende necessario migliorare la protezione della lama ed adottare idonei attrezzi "spingitori" atti ad evitare che il macellaio tenga il pezzo con le mani.

Per questa macchina è in fase di armonizzazione una norma europea che tuttora è disponibile come prEN (prEN 12268). Anche questa norma così come quella già citata per le affettatrici fornisce indicazioni specifiche sulle tipologie delle protezioni da realizzare e sulle loro caratteristiche dimensionali.

Nell’utilizzo di questa macchina è importante adottare adeguate procedure soprattutto in quelle operazioni più pericolose quali ad esempio il taglio delle articolazioni. In questo specifico caso bisogna evitare il taglio isolato delle articolazione, ma procedere al taglio dell’osso lungo secondo la seguente sequenza:

a) le articolazioni non devono essere mai segate per prime e quindi isolate dall’osso;

b) impugnare l’osso all’estremo opposto alla articolazione da sezionare e procedere con un’incisione longitudinale al collo dello stesso;

c) impugnare l’osso a sufficiente distanza dal nastro della sega e procedere al taglio trasversale dell’articolazione con l’ausilio dello spingitore;

d) eseguire la stessa operazione per l’altra estremità dell’osso.

 

In alcuni supermercati, nel reparto macelleria è stato possibile ridurre il numero di infortuni da taglio acquistando i quarti di carne già preparati.

In questo caso, evitando la fase preliminare di disossamento e sezionamento dei grossi pezzi, il macellaio si occupa esclusivamente di preparare la carne in pezzi più piccoli utilizzando i soli guanti a maglia metallica.

Esistono in commercio diversi tipi di guanti di protezione, ritenuti dai lavoratori quasi sempre molto scomodi.

Un tipo di guanto che prevede la protezione di sole tre dita, viene ritenuto leggermente più comodo dai macellai interpellati rispetto agli altri che, pur proteggendo tutta la mano, ne limitano il movimento riducendo la capacità di presa.

 

Miglioramento delle condizioni microclimatiche

Un’adeguata progettazione e manutenzione degli impianti di condizionamento è essenziale per garantire un benessere termico dei lavoratori. Di seguito vengono descritti alcuni interventi ritenuti necessari.

Aria primaria e bocchette di ripresa:

*L'immissione di aria primaria deve perlomeno garantire un apporto pari a 30 mc/ora per persona considerando l'affollamento massimo prevedibile. Questo dato deve essere verificato in condizioni di normale esercizio dell'impianto.

*Il numero di ricambi (volumi ambiente/ora) puo' essere contenuto, anche se e' comunque opportuno prevedere almeno 1-2 ricambi/ora.

*Le bocchette di ripresa devono essere posizionate in zone distanti da sorgenti inquinanti ad un’ altezza di almeno m. 6 dai piani stradali dove vi e' circolazione di autoveicoli.

*I filtri installati devono garantire una efficienza elevata per evitare l'accumulo di piccole particelle nelle canalizzazioni. E' opportuno verificare inoltre l'idoneità della tenuta nella zona di posizionamento dei filtri per evitare il passaggio diretto dell'aria nella zona di distribuzione.

*In sede di controllo dell'impianto l'ispezione visiva all'interno delle canalizzazioni può comportare, in diversi casi, la necessita' di prescrivere una pulizia straordinaria interna.

*In caso di non funzionamento degli impianti non deve essere consentita la normale attività negli ambienti.

-Temperatura e velocità dell'aria:

*La temperatura nelle zone di lavoro deve essere conforme ai limiti raccomandati per il benessere termico (indici PMV e PPD) in relazione al dispendio energetico ed alla resistenza termica del vestiario. L'umidità relativa deve essere compresa tra 40 e 60 %

*Non devono essere presenti disomogeneità della temperatura dell'aria nelle diverse aree, sia orizzontalmente che verticalmente (si rammenta che la norma ISO 7730 indica il valore di 3^ C come range massimo di variabilità della temperatura dell'aria in senso verticale).

*La temperatura radiante deve essere anch'essa omogenea nelle diverse direzioni (la norma ISO citata prescrive che la variazione sulla temperatura radiante determinata dalla presenza di finestre o di altre superfici fredde verticali deve essere inferiore a 10^ C).

*La velocità dell'aria nei posti di lavoro deve essere inferiore al valore di 0,15 m/sec.

*I flussi laminari sulle zone di accesso devono impedire la formazione di correnti d'aria con notevoli differenze di temperatura rispetto all'aria ambiente e la presenza di rilevanti irraggiamenti positivi o negativi.

-Inquinanti:

*Deve essere eseguito un controllo sulla eventuale presenza di materiali coibentanti di tipo fibroso all'interno delle canalizzazioni. In caso di presenza di questo materiale deve essere disposta la rimozione e la bonifica interna delle canalizzazioni.

*Le vaschette per l'umidificazione devono essere periodicamente svuotate e pulite. Non appare sufficiente la sola adozione di particolari prodotti, aggiunti all'acqua, che hanno la funzione di impedire la proliferazione di batteri e/o miceti.

*Gli impianti devono essere sottoposti a interventi di pulizia e di manutenzione periodica. Inoltre la sostituzione dei filtri e la pulizia delle griglie di ripresa dell'aria esterna deve avvenire con regolarità.

 

Più l'ambiente è freddo, più la dispersione di calore per il soggetto è rilevante e più il numero di clo necessario per opporsi a questa dispersione deve essere elevato.

Il potere isolante degli indumenti è profondamente modificato dal loro tenore di  umidità.

L'umidità può provenire sia dall'acqua esterna (rugiada o pioggia) sia anche, dalla condensazione del vapore d'acqua che diffonde dalla pelle e che si forma con la traspirazione e dalle vie aree.

Da quanto premesso ne consegue che gli indumenti esterni devono permettere la traspirazione in modo da prevenire un accumulo di umidità all'interno a causa della sudorazione.

Se i compiti lavorativi assegnati al lavoratore prevedono che questo debba passare da un ambiente a temperatura fredda a uno a temperatura normale e/o viceversa, il lavoratore deve assicurarsi che gli abiti non siano intrisi di sudore.

Se gli abiti sono umidi, il lavoratore deve sostituirli con abiti asciutti prima di entrare nell'area fredda. I lavoratori devono cambiarsi le calze e sostituire le suolette ad intervalli regolari e/o usare scarpe protettive contro l'umidità.

La frequenza ottimale di sostituzione deve essere determinata empiricamente e varierà da individuo ad individuo a seconda del tipo di scarpe indossate ed in funzione della sudorazione del piede. Pertanto è indispensabile prevedere un'area a temperatura normale adibita a spogliatoio adiacente al locale "lavorazione carni".

Bisogna inoltre prevedere delle protezioni:

- per le mani: per evitare il contatto diretto della pelle con il metallo i lavoratori potranno indossare un guanto di cotone sotto il guanto a maglia metallica, utilizzato per la protezione delle mani da eventuali infortuni;

- per la testa.

I lavoratori addetti ad operazioni in aree a basse temperature dovranno essere dotati di idonei mezzi di protezione personale e le lavorazioni dovranno essere organizzate in modo da evitare la continua esposizione a sbalzi di temperatura. E' pertanto opportuno che le operazioni alle basse temperature vengano eseguite in maniera continuativa, senza interruzioni, magari limitando l'impegno orario di tale lavoro.

In occasione dell'accesso alla cella frigorifera i lavoratori dovranno indossare idonei indumenti di protezione. Nelle realtà esaminate questa procedura spesso non viene seguita in quanto i lavoratori tendono a considerare una perdita di tempo l'indossare l'indumento di protezione dal freddo se la sosta non si protrae per un periodo di tempo significativo.

 

Per il trasporto delle carni da tagliare o già preparate devono essere utilizzati transpallet o carrelli regolabili in altezza.

Per quanto riguarda lo stoccaggio delle carni nelle celle frigorifere il suggerimento base è che pesi, come quelli attualmente maneggiati, richiedono l'adozione di ausili meccanici nel trasporto e nella fase di aggancio. Per questa operazione possono essere utili dei ganci pneumatici. In assenza di ausilii le carni vanno consegnate già tagliate in pezzi di peso inferiore ai 20 - 25 Kg.

 

I coltelli

Nella scelta del tipo di coltello da utilizzare valgono le seguenti considerazioni.

a) l'impugnatura di un coltello professionale deve garantire la sicurezza d'uso; deve quindi essere dotato di rivestimento antiscivolo. Corrette misure antropometriche contribuiranno in larga misura a migliorare le condizioni di sicurezza della presa migliorando l'aderenza e l'alloggio delle dita nell'impugnatura.

b) L’impugnatura deve essere di dimensioni adatte alle diverse misure antropometriche.

c) Il coltello deve garantire il comfort: a parita' di lavoro, il tipo di modello adottato per specifiche operazioni, attraverso variazioni di forma dell'impugnatura e della lama, puo' assicurare riduzioni dell'attivita' muscolare con conseguente decremento del sovraccarico tendineo e probabilmente anche delle patologie specifiche.